La strana vita di Ivan Osokin

romanzo di

Piotr D. Ouspensky

 

 

 

IV

La fine del romanzo

Sera. Osokin è nella sua stanza. Sta scrivendo una lettera a Zinaida Krutitsky, ma straccia un foglio dopo l'altro ed inizia di nuovo. Ogni tanto balza in piedi e cammina per la stanza. Poi inizia di nuovo a scrivere. Alla fine getta via la penna e si lascia andare sulla sedia, esausto.

"Non posso più scrivere," dice a se stesso. "Le ho scritto per giorni interi e notti intere. Adesso sento come se qualcosa si sia rotto in me. Se nessuna delle mie precedenti lettere le ha detto nulla, questa pure non le dirà nulla. Io non posso…."

Si alza lentamente e, muovendosi come un cieco, prende la pistola e le cartucce dal cassetto del tavolo, carica la pistola e la mette in tasca. Poi prende il suo cappello ed il cappotto, spegne la lampada ed esce.

 

 

V

Dal mago

Ivan Osokin si reca dal mago che conosce da un po' di tempo. E' un buon mago, ed ha sempre dell'eccellente brandy e dei buoni sigari.

Osokin ed il mago sono seduti accanto al fuoco.

Una stanza spaziosa riccamente decorata in modo un po' orientale. Il pavimento è ricoperto di vecchi e preziosi tappeti persiani, di Bokkara e cinesi. Le alte finestre hanno tende di broccato di stupenda fattura. Tavoli e sedie di avorio scolpito. Figure in bronzo di dei indiani. Libri indiani di foglia di palma. In un angolo, una graziosa figura, quasi a dimensione naturale, di Kwan-Yin. Un grande globo celeste su un sostegno rosso di lacca cinese. Su un piccolo tavolo d'avorio accanto alla sedia del mago sta una clessidra da un'ora. Su una sedia, un gatto persiano guarda il fuoco.

Il mago, un vecchio curvo dallo sguardo penetrante, è tutto vestito di nero ed indossa un piccolo cappello nero piatto. Tiene in mano un sottile bastone persiano incastonato di turchese.

Osokin ha un aspetto cupo. Fuma un sigaro e non dice niente.

In un momento in cui è particolarmente immerso nei suoi pensieri, il mago parla:

"Mio caro amico, lo sapevi anche prima."

Osokin lo guarda stupito.

"Come sai quello che sto pensando?"

"So sempre quello che stai pensando."

Osokin piega la testa. "Sì, lo so che non ci si può far nulla, adesso," dice. "Ma se solo potessi tornare indietro di qualche anno di questo miserabile tempo che nemmeno esiste, come dici sempre tu stesso. Se solo potessi avere ancora tutte le possibilità che la vita mi ha offerto e che ho gettato al vento. Se solo potessi fare le cose in modo diverso…."

Il vecchio prende la clessidra dal tavolo, la scuote, la capovolge e guarda la sabbia che scorre. "Tutto può essere riportato indietro" dice.

"Tutto. Ma anche questo non è di grande aiuto."

Osokin, senza ascoltare e completamente immerso nei suoi pensieri, continua: "Se solo avessi saputo dove sarei arrivato. Ma credevo così tanto in me stesso, confidavo nella mia forza. Volevo fare le cose a modo mio. Non avevo paura di niente. Gettai via tutto quello a cui tutta la gente dà valore e non mi voltai mai indietro. Ma adesso darei metà della mia vita per tornare indietro e diventare come l'altra gente."

Si alza e passeggia su e giù per la stanza.

Il vecchio lo osserva da seduto, facendo di sì col capo e sorridendo. C'è divertimento ed ironia nel suo sguardo; un'ironia simpatetica, piena di comprensione, di compassione e di pietà, come se volesse aiutarlo ma non potesse.

"Mi sono sempre fatto beffe di tutto," continua Osokin. "e mi sono perfino divertito a distruggere la mia vita. Mi sentivo più forte degli altri. Niente poteva piegarmi, niente poteva farmi sentire battuto. Non mi sento battuto; ma non posso combattere più. Mi sono messo in una specie di pantano. Non posso più fare neanche un movimento. Mi comprendi? Devo star fermo e guardare me stesso mentre vengo risucchiato giù."

Il vecchio, seduto, lo guarda.

"Come sei giunto a ciò?" dice.

"Come? Mi conosci così bene che dovresti saperlo! Quando fui espulso da scuola, rimasi tagliato fuori. Quella cosa da sola cambiò la mia vita. A causa di quello ho perso contatto con tutto. Prendi i miei compagni di scuola: qualcuno è ancora all'università; altri hanno preso la loro laurea, ed ognuno di loro ha terreno solido sotto i piedi. Io ho vissuto dieci volte più di loro, conosco più cose, ho letto e visto cento volte più di loro; eppure sono una persona che gli altri trattano con condiscendenza (n.d.t. -- il tipo di affabilità che si rivolge di solito agli inferiori)."

"Tutto qui?" chiede il vecchio.

"Sì, tutto qui! Ma non proprio tutto. Ebbi altre opportunità, ma mi scivolarono dalle mani una dopo l'altra. Ma quella prima fu la più importante. Com'è terribile che senza tanto volerlo o capirlo, senza intenzione, quando siamo sempre troppo giovani per immaginare le conseguenze possibili, facciamo cose che influenzano tutta la nostra vita e ci cambiano tutto il futuro. Quello che feci a scuola, ad ogni buon conto, era solo uno scherzo: mi annoiavo. Se avessi saputo e capito a cosa avrebbe portato pensi che l'avrei mai fatto?"

Il vecchio annuisce con la testa.

"Sì, l'avresti fatto," dice.

"Mai!" Il vecchio ride.

Osokin seguita ad andare avanti e indietro nella stanza. Poi si ferma e parla di nuovo:

"E più tardi, perché litigai con mio zio? Il vecchio zio era molto ben disposto verso di me, ma fu come se io lo avessi provocato apposta, scomparendo per giorni nei boschi con la ragazza che era sotto la sua tutela. Tanechka era straordinariamente dolce ed io avevo solo 16 anni, ed i nostri baci così belli. Ma il vecchio se la prese a morte quando ci sorprese a baciarci in sala da pranzo. Che pazzia fu tutto questo! Se avessi saputo il seguito, non pensi che mi sarei fermato?"

Il mago ride ancora. "Lo sapevi," dice.

Osokin è in piedi, sorridente come uno che vede e ricorda qualcosa lontano.

"Può essere, che lo sapessi," dice. "Solo che allora sembrava così eccitante. Ma naturalmente sarebbe stato meglio se non l'avessi fatto. E se lo avessi saputo, mi sarei tenuto certamente lontano da Tanechka."

"Lo sapevi piuttosto bene," dice il vecchio. "Pensaci e lo vedrai."

"Certo che no," dice Osokin. "Tutto il problema sta nel fatto che non sappiamo mai per certo quello che arriverà. Se conoscessimo con precisione le conseguenze delle nostre azioni, pensi che faremmo tutto quello che facciamo?"

"Tu lo sai sempre," dice il vecchio, guardando verso Osokin. "Un uomo può non sapere cosa conseguirà dalle azioni di un altro o da una causa sconosciuta, ma sa sempre quali saranno tutte le possibili conseguenze delle proprie azioni."

Osokin sembra perdersi nei pensieri ed un'ombra gli attraversa il volto.

"Può essere," egli dice, "che a volte io preveda gli eventi. Ma non si può prendere questo come regola….

Ed inoltre, ho sempre avuto un approccio alla vita piuttosto differente dall'altra gente."

Il mago sorride. "Non ho ancora incontrato un uomo," dice, " che non era convinto che il suo approccio alla vita fosse piuttosto differente dagli altri."

"Ma anch'io," continua Osokin senza ascoltare, "se avessi saputo per certo quello che ne saltava fuori, perché avrei fatto tutte queste cose? Prendiamo quello che successe alla Scuola Militare. Mi rendo conto che per me fu difficile là, in quanto non ero abituato alla disciplina, ma tutto sommato era assurdo. Potrei aver fatto lo sforzo di sopportarla. Tutto aveva cominciato a filare liscio e poco tempo restava per il resto. Poi improvvisamente cominciai a fare tardi al rientro dalla libera uscita. Una Domenica, un'altra; e poi mi dissero che mi avrebbero espulso se facevo tardi di nuovo. Per due volte tornai in orario, e poi quella sera da Leontieff incontrai la ragazza dall'abito nero, e non rientrai alla Scuola per niente. Ma a che serve raccontare tutto questo? Di conseguenza fui espulso. Ma non sapevo prima che sarebbe andata a finire così."

"Lo sapevi" ripete il mago.

Osokin ride. "Beh facciamo finta che in questo caso lo sapessi; ma ero terribilmente annoiato di tutte quelle assurdità e dopo tutto uno spera sempre per il meglio. Voglio che tu capisca che quando parlo di sapere, non voglio dire quel tipo di sapere che in realtà è solo supposizione. Voglio dire che se sapessimo con assoluta certezza cosa sta per accadere, dovremmo allora agire in modo differente."

"Mio caro amico, non ti rendi conto di cosa dici. Se sapevi una cosa con assoluta certezza, questo significa che era inevitabile. Dunque nessuna delle tue azioni potrebbe mutare alcunché in alcun modo. A volte sai delle cose; sai, per esempio, che se tocchi il fuoco ti brucerai. Ma non voglio dire questo. Voglio dire che tu conosci sempre quali conseguenze deriveranno da una tua azione; ma, per qualche strana ragione, tu vuoi fare una cosa ed ottenere il risultato che potrebbe derivare soltanto da un'altra."

"Non sempre conosciamo tutte le conseguenze che deriveranno da una cosa che facciamo" disse Osokin.

"Sempre."

"Aspetta un momento, io sapevo davvero tutto quando facevo il soldato in Turkestan? Non avevo alcuna speranza, eppure aspettavo qualcosa."

Il mago sorrise ancora. "Non c'era niente che tu potessi fare," disse, "niente dipende da te, e tu non hai fatto niente."

"D'improvviso ricevetti un'eredità da una zia," continua Osokin. "Trentamila rubli. Quella fu la mia salvezza. Dapprima iniziai ad agire in modo savio. Andai all'estero; viaggiai per un po'; poi iniziai ad andare ad alcune lezioni alla Sorbona. Tutto divenne di nuovo possibile. Molte cose erano ancora meglio di prima; eppure in un maledetto momento, in modo insensato e stupido, persi tutto ciò che restava del mio denaro alla roulette, in compagnia di ricchi studenti inglesi ed americani, che non lo notarono neppure. Sapevo cosa stavo facendo, allora? Eppure in quel momento stavo perdendo tutto. Sono sicuro che se avessimo saputo come saremmo finiti, ci saremmo arrestati subito."

Il vecchio si alza e, appoggiato sul suo bastone, sta in piedi davanti ad Osokin.

"Ma tu avevi perso considerevoli somme anche prima, alle carte e alla roulette," dice. "Tu stesso me l'hai detto. Perché ti resta solo un terzo dell'eredità?"

"Oh, non persi tutti i soldi alle carte. Avevo viaggiato all'estero per quattro anni," risponde Osokin. "E in ogni caso non potevo vivere con i miei guadagni. Avevo ancora abbastanza per laurearmi e poi trovarmi un lavoro."

"Sì," dice il mago. "può essere, ma tu stavi già perdendo denaro, ed era inevitabile che lo avresti perso tutto. E tu sapevi che lo avresti perso. Tu lo sai sempre, ma non ti fermi mai."

Osokin scuote la testa impaziente.

"Certo che no! Certo che no!" grida. "Se solo potessimo saperlo! La nostra sfortuna è che noi ci aggiriamo come gattini ciechi sopra il tavolo, non sapendo mai dove si trova l'orlo. Facciamo cose assurde perché non sappiamo nulla di quello che ci aspetta. Se solo potessimo saperlo! Se solo potessimo vedere un poco avanti a noi!"

Passeggia su e giù per la stanza, poi si ferma si fronte al vecchio.

"Ascolta, la tua magia non può fare questo per me? Può mandarmi indietro? Ci ho pensato a lungo, ed oggi, quando ho saputo di Zinaida, ho sentito che questa è l'unica cosa che mi resta. Non posso più andare avanti a vivere. Ho rovinato tutto. Mandami indietro, se è possibile. Farò tutto in modo differente. Vivrò in un modo nuovo e sarò preparato ad incontrare Zinaida, quando viene il momento. Voglio tornare indietro di dieci anni, al tempo in cui ero ancora un ragazzo ed andavo a scuola. Dimmi, è possibile?"

Il vecchio annuisce.

Osokin si ferma stupefatto. "Puoi farlo?" dice.

Il vecchio sorride ancora, e dice: "Posso farlo, ma questo non migliorerà la tua situazione."

"Beh quello è affar mio" dice Osokin. "Tu mandami solo indietro di dieci anni, no, di dodici, ma ci dev'essere una condizione: io ricorderò tutto; tutto, capisci, compresi i più piccoli dettagli. Tutto ciò che ho acquisito in questi dodici anni deve restare con me, tutto ciò che so, tutta la mia esperienza, tutta la mia conoscenza della vita. Allora si potrebbe fare di tutto!"

"Ti posso mandare indietro quanto vuoi, e farti ricordare tutto, ma non te ne verrà nulla" dice il vecchio.

"Come non potrebbe venirmene nulla?" dice Osokin eccitato. "Tutto il terrore della cosa viene dal fatto che non conosciamo la nostra via. Se sapessi e ricordassi, farei le cose in modo molto differente; avrei uno scopo, sarei consapevole dell'utilità e della necessità di tutte le cose difficili che devo fare. Cosa stai dicendo? Naturalmente cambierò tutta la mia vita. Troverò Zinaida quando ancora sono a scuola. Lei non saprà niente, ma io saprò già che dovremo incontrarci in seguito, e farò tutto con questa prospettiva. Pensi che metterò ancora in gioco la mia vita con tutte quelle cose sciocche? Certo che no!"

Il vecchio si siede di nuovo e continua a guardarlo.

"Fallo, se ti è possibile," dice il vecchio. "Andrai indietro di dodici anni come desideri. E ricorderai tutto, fin tanto che non desidererai dimenticare. Sei pronto?"

"Pronto" dice Osokin. "In ogni caso, non posso più tornare a casa. Sento che ciò è impossibile."

 

Il vecchio batte le mani tre volte…….

 

 

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