La vita nel labirinto

di E.J. Gold

Prefazione all'Edizione italiana

 

 

Il lettore potrebbe aver già letto alcuni dei molti libri disponibili sullo sciamanismo, spesso osservazioni antropologiche su usi e costumi di popoli lontani, stese nel tentativo di categorizzare la figura dello sciamano e ridurre la natura del suo lavoro ai comprensibili e rassicuranti termini intellettuali della cultura dominante sul pianeta Terra... la quale naturalmente si considera del tutto priva di sciamani e magari "cresciuta" dai tempi in cui aveva bisogno di essi. Un punto di vista sempre estraneo alla pratica, scettico, da specialisti del rigore scientifico e accademico che circoscrivono l'importanza dello sciamano alla sua funzione nella società in cui vive.

Oppure qualche lettore si sarà avvicinato all'argomento attraverso il suo recente revival folkloristico: psichedelici apprendisti stregoni, autonominatisi sciamani, che indossano colori sgargianti di altre culture, che reclamizzando fenomenali metodi per l'auto-miglioramento, l'auto-potenziamento o la guarigione; organizzazioni che invitano a contattare il potere del coyote, dell'aquila o del bufalo per attingere al potere dei tuoi sogni e avere successo nella vita; pagine di pubblicità di medicina olistica che includono lo sciamanismo a fianco dell'agopuntura. In un contesto culturale post-new-age, dove esiste una visione già precotta riguardo "a che cosa uno sciamano può somigliare" diventa un difficile compito, presentare al lettore italiano un libro come "Vita nel Labirinto". A seconda del temperamento e dei sistemi di credenze già formati in lui, qualche lettore potrebbe trovarlo di non facile lettura.

Sebbene il libro sia organizzato in capitoli ed argomenti, c'è anche una forte componente di "stream of consciousness" nel modo di scrivere di Gold. La sua esposizione può passare, per esempio, dall'informazione scientifica sull'esistenza di paradossi spaziali e temporali, come la bottiglia Klein o i Demoni di Maxwell, ad una partecipata descrizione della mistica Visione del Palazzo di Cristallo, sotto cui giace il segreto del Labirinto… oppure l'autore ci offre inaspettatamente una pagina o due dal diario di bordo di un gruppo d'esplorazione sciamanica nelle macrodimensioni, per poi dilungarsi in minuziose spiegazioni sui concetti filosofici di "topologia" e "morfologia". Il risultato, più che caotico, è una viva e feconda interazione tra idee solitamente confinate a campi considerati differenti. Il risultato è alleggerito dall'umorismo con cui Gold sdrammatizza la più seria delle teorie.

"Vita nel Labirinto" è il secondo volume di una trilogia scritta da E.J. Gold, detta "la Trilogia del Labirinto". Il primo volume di questa trilogia, "La macchina biologica umana e la trasformazione dell'essere umano", edito da questa stessa casa editrice, la Crisalide, e' un manuale introduttivo per iniziare un lavoro di autoconoscenza mediante i metodi della scuola fondata dal signor Gold.

Lo scopo di quel primo volume riguardava il modo di instaurare una relazione "di lavoro" tra la macchina biologica umana (il corpo, i pensieri, le emozioni, gli istinti…) ed il cosiddetto Sé Essenziale, quella parte dell'uomo, in breve, che è divina. Una relazione efficace è quella che produce (o è prodotta) dallo "stato di veglia", uno stato di coscienza in cui "la macchina ed il Sé sono uno", in cui la parte biologica dell'uomo, la macchina, diviene un apparato di trasformazione, una fabbrica alchemica, per la parte non-biologica (non legata al mondo dei fenomeni), il Sé Essenziale (l'Atma, il Sé Superiore, il Padrone della Carrozza in altre tradizioni).

Ecco che, quando questo primo lavoro su di sé è stato efficacemente avviato, si presenta la successiva domanda: "E adesso? A cosa serve questo stato di veglia?"

L'autore, all'inizio di questo libro, dice: "Se in precedenza abbiamo compiuto degli sforzi che hanno sviluppato la nostra comprensione, dovremmo essere riusciti a stabilire una nuova relazione tra il sé essenziale non-biologico e la macchina biologica umana. Avendo già dimostrato a sufficienza che la macchina umana è veramente quella che ci fornisce i mezzi per la trasformazione, adesso possiamo chiaramente vedere la via da intraprendere. Il fatto di sapere che è necessario svegliare la macchina, prima di poter fare qualunque cosa di oggettivo valore, dovrebbe averci fatto raggiungere dei risultati stabili.

A questo punto ci accorgiamo di aver ora bisogno di ulteriori istruzioni per integrare la nostra attuale conoscenza, per poter compiere un ulteriore passo verso il nostro scopo finale, la cui formulazione può non essere ancora molto esatta". Non sappiamo dunque esattamente quali obiettivi possiamo porre per noi stessi; i nostri scopi hanno solo un carattere temporaneo, a corto raggio, adeguato alle nostre necessità del momento, fin quando il nostro eventuale stato di veglia, e la visione che esso favorisce e allarga, ci suggeriranno quali direzioni possano prendere le nostre azioni e quali mezzi possano essere usati. All'inizio come potremmo già sapere tutto? Per adesso sappiamo solo, fin dal primo volume, che i nostri sforzi nella vita e le loro conseguenze saranno rivolti (ci avverte l'autore) "a beneficio di tutti gli esseri senzienti dappertutto".

Per tutto il libro, lo sforzo dell'Autore si rivolge a far comprendere come, per essere sciamani, occorra soprattutto imparare a tollerare relatività ed indeterminazione come costanti compagne di viaggio: "Lo sciamano è odiato e temuto per la sua adesione a verità temporanee; per uno sciamano ogni risposta suggerisce una nuova domanda, e l'ignoto ci sta perpetuamente di fronte in un'infinita panoramica di relatività... un infinito paesaggio grigio di valori costantemente indeterminati."

La scioccante Prefazione dell'Autore al presente libro ci avverte che non servirà perseguire una comprensione mentale e razionale delle idee espresse in questo secondo volume della trilogia. Fondamentalmente, ciò che occorre è solo una buona comprensione dei termini e del linguaggio usato (con l'aiuto di un buon dizionario, se necessario); e per il resto, la pazienza di leggere per acquisire dati, suggerimenti e coordinate che ci possano mettere in grado di "viaggiare nelle macrodimensioni", che è un altro modo per dire "aprirsi alla percezione della multidimensionalità ed della contemporaneità di tutto quello che avviene in un solo luogo (qui) ed in un solo istante (ora)".

Per chi non conosce le macrodimensioni è un invito ad esplorarle, a definire la propria esperienza in questi termini; per chi invece le conosce sembra quasi che gli dica: Prova e riprova, questo è un labirinto. Come a dire al viaggiatore che l'esperienza e la sperimentazione fanno parte del viaggio stesso e delle tecniche per viaggiare. Se il lettore ha uno spirito scientifico e razionale, e magari anche un'inclinazione per la matematica e la fisica, troverà utili le appendici in cui l'Autore, aiutato da esperti suoi collaboratori, il Dr. David Christie, matematico, ed il Dr. Claude Needham, biofisico, cerca di fornire dei modelli matematici e fisici a quanto si sforza di descrivere nel resto del libro.

 

 

In modo sintetico, si può affermare che è un libro sullo sciamanismo, ma demistificante e lontano nei confronti della visione dello "sciamano" resa popolare dalla new age. Egualmente distante dai folkloristici metodi "sonagli, piume ed ossa", come dai più raffinati metodi della "nuova psicologia americana" di Palo Alto ed Esalen, con cui i "nuovi sciamani" sono soliti integrare i loro metodi terapeutici; è un libro sullo sciamanismo scritto da uno sciamano (di solito si trovano molto più comunemente libri sullo sciamanismo scritti da "studiosi" del fenomeno); si può altrimenti affermare che è un trattato di misticismo scritto da un mistico.

E' un libro sui labirinti, sulla possibilità di apprendere certe capacità tipicamente sciamaniche mediante giochi, in particolare alcuni tipi di "caccia al tesoro", che sviluppano "la chiarezza da labirinto"; è un libro sul Mondo Reale, la realtà oltre il velo dell'illusione, e sui mezzi che ci possono aiutare ad eliminare gli ostacoli, insiti nella natura umana e nel condizionamento sociale e culturale, che ci separano dalla comprensione della nostra vera ed unica natura, quella di esseri eterni e di agenti al servizio dell'Assoluto; è un'opera che anticipa di almeno una quindicina d'anni alcune idee sulla natura della realtà, che i buddisti tibetani hanno cercato di "venderci" da molto tempo, e che sono divenute popolari (ma mai abbastanza) al giorno d'oggi, grazie a film recenti come "The Matrix"; che la natura della realtà non si lasci tanto facilmente definire con parametri umani lo possiamo vedere, per esempio, dalle scoperte della fisica quantistica e dalla recente teoria dell'universo olografico; è un'opera di frontiera da parte di un pioniere degli studi sulla coscienza, il quale utilizza tutti i mezzi linguistici possibili in un libro, per aiutarci ad acquistare familiarità con idee estremamente lontane dalla comune visione che l'uomo della strada ("il primate", nel linguaggio di Gold) ha dell'esistenza; è un trattato sull'automotivazione e sull'auto-iniziazione, in quanto ci spinge a "sollevarci verso l'alto mediante il colletto della nostra stessa camicia", come il Barone di Munchausen con il suo codino incatramato; è un libro da rileggersi ad anni di distanza, per verificare la comprensione che abbiamo di esso, alla luce dei cambiamenti che si sono prodotti in noi a seguito del nostro lavoro su noi stessi.

Che altro dire? Per informazione del lettore, il "terzo volume della trilogia del labirinto" ("Guida pratica al Labirinto") … non è un libro! Si tratta di una serie di CD-Rom interattivi, per giocare con certi giochi (labirinti, cacce al tesoro, rompicapo, puzzles…) progettati dall'Autore in modo mirato per fornire una visione virtuale della realtà oltre il velo, degli spazi labirintici e del "bardo", una serie di dimensioni parallele che normalmente durante la vita, seppur presenti, ci sono invisibili, ma che appaiono alla nostra coscienza in tutta la loro realtà, dal momento della nostra morte fino a quando non ci capita di rinascere in un altro corpo fisico. Questi giochi hanno lo scopo di proporre, forse per la prima volta in assoluto sul pianeta, un vero e proprio "corso d'addestramento virtuale alle macrodimensioni del labirinto", così come un aspirante pilota segue un addestramento simulato al volo, in condizioni di sicurezza, prima che gli venga permesso di mettersi alla guida di un vero aereo. L'addestramento al bardo introduce un altro aspetto del lavoro che E.J. Gold propone nel mondo occidentale da oltre trent'anni, e che e' considerato l'apice e lo scopo finale di quello che è possibile come umani sulla Terra: il passare attraverso il momento della morte da svegli.

Senza usare toni sensazionalistici come "il libro che ti trovi fra le mani è una bomba ad orologeria che sovvertirà tutta la tua concezione del mondo e della realtà", o "il libro che cambierà il mondo"… l'augurio che posso fare al lettore è quello di aver la pazienza di leggere con attenzione da copertina a copertina, per estrarre da esso quanto può servirgli ad acquisire quel poco o quel tanto, a seconda del livello, di dati utili per la sua evoluzione personale, sempre che quest'ultima sia poi usata "a beneficio di tutti gli esseri senzienti dappertutto".

Fabio Pellegrini

traduttore di questo libro

Lari 7 Luglio 2002

 

 

 

 

 

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