L’espressione
originale "separare la pula dal grano" viene dalla Mesopotamia,
dalla civiltà Sumera. Si riferisce alla differenziazione tra
‘la propria vita come essere umano’ - vale a dire, il coinvolgimento
di ciascuno con i problemi biologici inerenti la vita di primate terrestre,
le richieste incessanti della macchina e l'uso della propria
vita come essere umano.
Secondo
la nostra terminologia, differenziazione significa separare
la vita della macchina
dalla vita del se’ essenziale. Queste due vite sono due cose completamente
differenti, come voi giungerete un giorno a vedere chiaramente.
Per
sua natura, la macchina biologica è tutta concentrata sui problemi
e le soluzioni che hanno a che fare con se stessa, con la famiglia,
gli amici, i colleghi; sui problemi di lavoro, sui problemi di occupazione
e di denaro, sui problemi riguardanti gli hobby e le attività,
problemi collegati alle condizioni di vita passate, presenti e future,
problemi con piante, animali e macchinari, problemi di capelli, problemi
con la sega, il martello, il cacciavite, la lampadina che stamattina
non funzionava, problemi con la radio e il televisore e con i reportage
del TG, problemi con i baffi di qualcuno, problemi con il bullo del
vicinato che a otto anni ti picchiava, problemi con certi cani, e
così via.
Questi
sono problemi che la macchina ha con se stessa, con gli altri e
con la vita; non problemi che tu stai avendo con la macchina.
Quelli sono problemi che la macchina ha con la sua propria
vita.
Scrivete
questo in lettere rosse indelebili da
qualche parte, nell’aria, in modo da potervi fare riferimento di quando
in quando, per l’eternità.
I
tuoi veri problemi con la macchina insorgono in conseguenza del fatto
che la macchina non è pienamente funzionante come apparato
di trasformazione, in quanto non può avere una tale funzione,
mentre è stretta nell’inesorabile presa (o presa nell’inesorabile
stretta) degli appetiti organici e dei suoi scopi ordinari. La macchina
non è nello stato di veglia abbastanza spesso da soddisfare
la scaletta che ti sei fatto per la trasformazione, se hai delle serie
intenzioni riguardo alla tua trasformazione.
Puoi
avere problemi di volontà di potere, oppure problemi a ricordare
di portare la macchina nello stato di veglia. Puoi avere problemi
nel cercare di chiarirti cosa ti è possibile fare… problemi
tattici nella tua strategia mirante all’evoluzione.
Il
nostro scopo non è quello di combattere la macchina, ma di
usarla come apparato di trasformazione. La macchina non è il
nemico….. beh, in un certo senso lo è, e in un altro senso
non lo è…..una macchina è solo se stessa, e fa quello
che fanno le macchine.
Il
conflitto insorge quando il se’ essenziale inizia ad usare la macchina
come apparato di trasformazione, ma il conflitto riguarda ‘qualcosa
di differente’, non i problemi ordinari….. cercare di ricordare, decidere
quale tattica usare per portare in funzione la macchina, per portarla
alla vita come apparato di trasformazione.
Possiamo
aver problemi con gli altri, che per una ragione o per l’altra cercano
di prevenire noi dall’usare la macchina come apparato di trasformazione.
Ecco gli autentici problemi del se’ essenziale.
Jim:
Sto avendo problemi a capire questo: l’apparato di trasformazione,
cosa trasforma? Cos’è che deve fare?
Questa
domanda esemplifica l’inizio di un conflitto superiore. Di cosa è
fatta la trasformazione? Come esattamente avrà luogo? Quale
ne sarà la conseguenza, se mai ci sarà? Ci sono molte
conseguenze? Una sola? O una serie di conseguenze? Come farò
a sapere quando questo accade? Queste sono le domande di cui vi dovreste
veramente preoccupare.
Questi
sono veri problemi, vere preoccupazioni.
La
vostra attenzione è stata sulla spazzatura, le pietose fissazioni
sulla macchina, tipiche di una vita a basso livello. Il vero conflitto
si incentra attorno al fatto che mentre ci interessa di usare la macchina
come apparato di trasformazione, alla macchina interessa seguire la
sua vita ed i suoi interessi….. eppure in qualche modo desidera essere
‘riempita’, realizzata.
Siate
consapevoli di questo conflitto. Da una parte ci sforziamo (quando
ci succede di pensarci e le circostanze lo permettono) di usare la
macchina come apparato di trasformazione….. ed imprevedibilmente la
macchina, nonostante tutti i nostri sforzi e desideri contrari, esegue
qualunque atto immaginabile….. all’infuori della sua funzione trasformatoria.
Il
vero pericolo viene dall’identificazione. Quando diveniamo talmente
identificati con la macchina, che diamo per scontato che i problemi
ed i conflitti della macchina sono i nostri, ed abbandoniamo
o ci dimentichiamo dei nostri conflitti superiori con la macchina,
in favore dei problemi inferiori della macchina.
Se
coinvolti con i conflitti di vita della macchina, ci troviamo completamente
incapaci di usare la macchina come apparato di trasformazione. Non
c’è modo di fare entrambe le cose. O continuiamo a coinvolgerci
con i problemi della macchina, oppure possiamo cominciare a rivolgerci
ai veri problemi. Non è possibile fare entrambe le cose, in
un continuo andirivieni tra le due.
Avete
solo una determinata quantità di attenzione: la potete applicare,
in ogni dato momento, solo fino ad un certo grado e solo su un certo
numero di oggetti alla volta. Quando siete occupati con i problemi
della vita…….
Per
esemplificare, vi racconterò qualcosa di mia zia Beulah.
Un
giorno, mentre io e zia Beulah stavamo camminando per Broadway, a
New York, si volse verso di me, dicendo: "Avrai sempre problemi
nella vita. Devi aver chiaro questo fatto. Avrai sempre problemi nella
vita. Ed è quando cerchi di risolverli che perdi tutto.
La realtà svanirà".
"Quando
cerchi di cambiare la tua vita per renderla più felice, o cerchi
di eliminare dei problemi dalla tua vita, ti coinvolgi talmente con
l’eliminazione dei problemi, che perdi di vista ciò che
è reale".
"Beh,
quali sono i veri problemi?" chiesi, ed ella rispose, "I
veri problemi sono le cose che contano".
"Beh,
come per esempio?" insistei. Ella si guardò attorno (spesso
camminavamo insieme nella strada, o andavamo al parco o al cinema),
poi, volgendosi verso di me, disse: "Non questo. Questo non conta".
"Questo
(e indicava i dintorni)! Questo non è reale!" "Usa
questo! Usalo!"
Mi
aveva sempre lasciato perplesso, quest’affermazione; ed io dicevo:
"Cosa vuoi dire, usalo? Lo sto usando!"
"No,
no, no," la sentivi dire, "tu stai cercando di farlo accadere;
stai cercando di far accadere delle cose specifiche. Non cercare di
fare accadere delle cose specifiche. Usa questo. Usa quello che sta
accadendo".
Ed
io dicevo: "Ma come? Come lo usi tu?" e lei rispondeva sempre:
"Solo quello che è reale, solo le cose reali".
E
questa è la stessa idea. Il vostro coinvolgimento con i problemi
della vita è stupido, poiché la vostra immersione ipnotica
nella vita della macchina vi costa quello per cui siete qui.
Questi
problemi sono senza significato. La loro risoluzione non può
avere un effetto duraturo. Anche fra un anno, cos’avrete davvero risolto?
Cosa sarà veramente cambiato per voi? La vostra situazione
di vita? Ma quella cambierà in ogni caso! Le cose accadranno
a voi e per voi, riguardo a voi, intorno
a voi e con voi.
Quando
lavoravo per la Pacific Coast Stock Exchange c’era un altro tipo,
un collega, che scriveva un ingegnoso giornalino sull’andamento del
mercato azionario, la salita e discesa delle azioni, ed era magicamente
accurato nelle sue previsioni.
"Qual
è il tuo segreto?" gli chiesi, "dai, dimmi il tuo
segreto".
Alla
fine cedette: "Che diavolo, te lo posso anche dire. Devi sapere
quello che farà il mercato domani; quello che farà il
mercato la prossima settimana; quello che farà il mercato fra
un mese, fra un anno e fra dieci anni".
"Oh,
dai," risposi scettico, "non è possibile saperlo!"
"Oh
certo; io lo so con esattezza," disse. "Ok," lo sfidai,
"cosa farà il mercato la prossima settimana?" "La
prossima settimana fluttuerà".
"E
cosa farà fra dieci anni?" "Fra dieci anni….. fluttuerà".
Il
mercato è il mercato. Ci sono sempre venditori e compratori,
e le azioni, i titoli e i prodotti sono sempre a prezzi diversi, ed
i prezzi cambiano sempre.
Lo
stesso accadrà inevitabilmente nella vita della macchina. Fluttuerà
sempre, malgrado qualunque cosa possiate fare per prevenirlo. Niente
sarà esattamente lo stesso di quello che vi aspettate, o accadrà
esattamente come lo pensate o ve lo aspettate.
Potete
pensare di volere una cosa differente da come è, ma una volta
passati attraverso l’esperienza, vi guardate indietro e dite: "Ora,
perché volevo cambiare questa cosa? Il modo in cui è
andata a finire è perfetto. Poeticamente giusto e ironicamente
corretto".
La
tendenza a desiderare un’altra vita sorge dal cercare di avvicinare
una nuova situazione dal punto di vista di una vecchia situazione.
Per
esempio, potete iniziare un nuovo lavoro, come quello di costruire
i gioielli e le collane, e lasciare il vecchio lavoro, che è
quello del carpentiere; dunque ti porti dietro tutti i tuoi attrezzi
da carpentiere e ti dichiari pronto a fare i gioielli.
Nella
tua mente dev’essere in quella maniera. "Ho sempre avuto questi
attrezzi da carpentiere accanto a me, "pensi tra te e te, "li
ho portati con me per anni. Mi hanno sempre reso un buon servizio.
Sono sempre stato in grado di usarli. Sono gli attrezzi che mi sono
più familiari e quelli di cui conosco meglio l’uso".
Ma
eccovi qui di fronte ad una nuova situazione. Non puoi usare degli
attrezzi da carpentiere per fare gioielli. Più tardi, te ne
accorgi: "Certo! Non posso usarli ora! Che assurdità,
essermeli portati dietro in questo nuovo lavoro! Il modo naturale
in cui si è svolta la cosa era indubbiamente giusto!"
Entrando
in una nuova camera, uno pensa sempre che il modo giusto è
quello con il quale uno si è arrangiato fino a quel momento.
Nel
mondo dell’editoria c’è un detto, che suona pressappoco così:
"Voglio da cima a fondo il testo da 9 e un quarto assestato a
livello pieno; i lati cadano dove possono cadere". A condizione
di mantenere una misura costante, l’altra non ha importanza dove cade.
In
termini di trasformazione, si potrebbe dire: "Voglio usare la
macchina biologica umana come un apparato di trasformazione, e
lasciar cadere la vita della macchina dove può". Ciò
non significa darsi per vinti, rannicchiarsi in un angolo, o diventare
apatici e perdere interesse per la vita.
Significa
che invece di lasciarsi coinvolgere con le fluttuazioni della vita,
le preoccupazioni della vostra pretenziosa macchina…… e per pretenziosa
intendo anche i tuoi diritti umani, i diritti civili, i diritti personali,
fino al punto che in quello che fai per vivere, e nei conflitti interpersonali,
sia tra individui che nella comunità, il tuo interesse e la
tua attenzione ha messo radici in una nuova dimensione, che comprende
la vita della macchina, ma non le sue pretenziose preoccupazioni soggettive,
le sue brame e le sue "necessità".
Continuerete
ad essere consapevoli dei conflitti della macchina, è naturale,
ma mentre siete occupati a risolvere quelli, non avete tempo per il
lavoro. Se cercate di risolvere i conflitti con voi stessi e con la
vita in generale, state davvero perdendo il vostro tempo sulla terra.
(...continua)
Traduzione
di Heruka
Tutti
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