Dio, Sophia, Demiurgo
Lettore, a questo punto lasciami fare un passo indietro.
Ci vuole una piccola digressione, un breve viaggio nel passato. Dopo
tutto, siamo eredi di molte tradizioni spirituali e non possiamo fare
a meno di tenerne di conto. Non siamo scaturiti nello spaziotempo con
la mente vuota, come la dea Atena dalla testa di Zeus. Mille voci rumoreggiano
dentro di noi: le voci dei morti, che cercarono delle risposte che non
trovarono.
Quale fu il messaggio che C. G. Jung udì in modo molto
distinto quando i morti si affollarono attorno alla sua casa di Kussnacht?
Siamo tornati da Gerusalemme dove non abbiamo trovato
ciò che cercavamo.
Gerusalemme, soffocante, antiquata, appesantita dai
dogmi, patria dei Farisei e del Gran Sacerdote, era strettamente racchiusa
nelle sue mura fortificate del dogma e del rituale. Dunque i morti non
trovarono nulla a Gerusalemme e vennero da Jung. Egli era un discendente
spirituale dei proto-gnostici che vivevano nella città di Alessandria
sul delta del Nilo (“la città dove l’oriente incontra l’occidente”).
Era una città aperta ad ogni vento e ad ogni dottrina che circolava
in quei lontani giorni, nel secondo secolo dopo Cristo, prima che la
Chiesa Cristiana ponesse i suoi ceppi sulla mente umana.
Jung offrì dunque ai morti i suoi Sette Sermoni
non a suo nome, ma a nome di Basilide, uno dei grandi proto-gnostici
di Alessandria. Noi, se aspiriamo all’appellativo di neo-gnostici, dovremmo
almeno familiarizzarci con le vedute di quei vecchi eretici, che in
un certo senso rappresentano i nostri antenati spirituali.
Dunque delineeremo in breve le teorie degli antichi
gnostici della scuola di Alessandria e della scuola orientale in India.
Esamineremo poi più dettagliatamente le idee dei neo-gnostici. Queste
idee sono in relazione al processo della creazione e offrono risposte
alla domanda “Perché sono qui?” Il nostro scopo è di costruire un universo
che abbia un significato e di trovare il posto che l’Uomo occupa nello
schema delle cose.
In principio c’era la Forza Mentale, il nous, dicono
gli gnostici di Alessandria. Era il “Dio esterno alla creazione”, al
di là del tempo, al di là dello spazio, al di là di materia ed energia.
Come si può descrivere un essere simile? I proto-gnostici affermavano
che è impossibile, una tale entità è inconcepibile per la nostra mente.
Ciò nonostante avevano un nome per esso; anche l’indescrivibile può
essere chiamato in qualche modo. Loro lo chiamavano
“l’Alieno”, “l’Altro”, “l’Ignoto”, “il Senza Nome”, “il Nascosto”, “Il
Padre Ignoto”.
Perché Padre? Perché non Madre? Una domanda difficile….
Parlare del Dio Padre era diventata un po’ un’abitudine nel secondo
secolo ed anche gli gnostici la adottarono.
In principio la Mente non era manifesta. Era il pleroma,
la pienezza. Entro il pleroma esisteva un’infinità di universi, ma questi
esistevano solo in potenza. La fisica moderna descrive questo stato
di potenziale infinito come una specie di “schiuma quantica”. Questi
fisici sanno davvero di che cosa stanno parlando? È probabile di no,
anche se almeno uno di essi, James Peebles, ha avuto la compiacenza
di ammettere: “Non si ha idea di cosa fosse l’universo nel giorno “meno
1” prima del Big Bang. Le equazioni non ce lo possono dire, ed io rifiuto
di speculare”.
Se i proto-gnostici avessero condiviso questo sensato
atteggiamento, sarebbe stato meglio, ma non fu così. Essi specularono
e specularono, e poi ancora specularono. Simon Mago, Basilide, Valentino,
Carpocrate, lo sconosciuto scrittore che oggi chiamiamo Ermete Trismegisto,
tutti si sforzarono di descrivere l’indescrivibile. Di conseguenza il
pleroma, il non manifestato, al di là del tempo, dello spazio e della
materia cominciò a brulicare di misteriose entità. Ciò che i fisici
moderni chiamano una schiuma quantica fu visto dai proto-gnostici come
un fermento di attività incentrato su mistiche figure aventi caratteristiche
decisamente umane.
Quell’unico, indescrivibile, inimmaginabile Silenzio
generò il nous (la Mente), che a sua volta generò l’epinoia
o ennoia (il Pensiero). Per di più, essendo la Mente attiva ed
il Pensiero passivo, fu considerato corretto descrivere la Mente come
padre e il Pensiero come la sua emanazione femminile. Ecco come la monade
originaria divenne una diade. Mente e Pensiero formavano un androgino,
congiunti nell’unità eppure rivolti in direzioni opposte. In questa
combinazione diadica, la Mente era ritenuta il potere che governa tutto,
il maschile; il Pensiero era reputato il principio inferiore, quello
che genera tutto, ed era considerato femminile.
Così il vuoto, il pleroma originario, iniziò
a differenziarsi. Le entità emergenti da esso non erano materiali, ma
esistevano in qualche strano mondo di mezzo, tra il vuoto e la creazione.
Avendo postulato questa diade, l’immaginazione dei proto-gnostici
prese il volo. Fu Simon Mago, “il padre dell’eresia”, che per primo
mise in moto tutto.
Simone era certo un personaggio originale. La tradizione
racconta che egli viaggiava con una compagna, Elena, che egli aveva
raccolto in un bordello di Tiro. Se ciò sia vero o meno non possiamo
saperlo, ma egli aveva un atteggiamento molto rispettoso verso la femmina
umana, cosa insolita in una cultura dominata dal maschio. In ogni caso
egli considerava la sua Elena come l’incarnazione della sophia, “la
saggezza di Dio allontanatasi dalla retta via”, emersa da ennoia
e smarritasi nelle più basse profondità.
L’errore di sophia fu dovuto a un fraintendimento. Sophia
pensò che “il Padre Ignoto esterno alla Creazione” intendesse generare
delle proprie emanazioni sotto forma di angeli ed arcangeli. Così essa,
scendendo nelle regioni inferiori, anticipò il Padre, creando il potere
(il Demiurgo) che a sua volta creò i mondi.
Secondo i proto-gnostici, il Demiurgo era un essere
composito formato da sette Arconti, i tirannici guardiani dei sette
mondi. Sophia, proveniente dal “cielo supremo”, fu trattenuta dagli
Arconti e tirata giù nei mondi. Fu sottoposta a ogni tipo di abusi in
modo tale che non poté più tornare verso l’alto, verso il Padre. Chiusa
nella carne umana, errò per secoli in differenti corpi femminili; tra
le altre, fu anche la famosa Elena che accese la guerra di Troia. Migrando
di corpo in corpo, subendo abusi in ognuno di essi, alla fine divenne
una prostituta in un bordello.
Così disse Simon Mago, che pare aver dato origine all’idea
di Sophia Prunikos, “La Saggezza Prostituta”.
Ma perché i proto-gnostici erano così odiati dai pilastri
dell’ortodossia, i Padri della Chiesa? Perché osarono rendere pubblica
una terribile verità: Il Dio Creatore dei Giudei che i Padri della Chiesa
avevano adottato (o rubato) non era per nulla Dio! Si trattava solo
di un arrogante e presuntuoso Demiurgo con sette aspetti, gli Arconti,
ognuno di essi repellente. Il Demiurgo era convinto di essere Dio ed
egli stesso non aveva idea del vero Dio, il Padre Ignoto.
Il Dio Creatore della Genesi biblica avrebbe dovuto
essere onnipotente, onnisciente, amore puro. I proto-gnostici dichiararono
che non era nulla di tutto ciò, era solo un tiranno pasticcione, e non
diceva neppure la verità. Disse ad Adamo ed Eva che sarebbero morti
sicuramente se avessero mangiato il frutto dell’albero della conoscenza
del bene e del male. Ma il serpente si fece avanti e disse loro di mangiarlo.
Non sarebbero morti, disse il serpente; al contrario avrebbero acquisito
grande conoscenza. Dunque essi mangiarono e non morirono.
Questo è abbastanza per quel Dio onnisciente! Adamo
ed Eva, dichiararono i proto-gnostici, rifiutarono quel Dio ed adorarono
invece il serpente che era il portatore di verità e saggezza.
Questi arroganti Arconti che immaginavano di essere
Dio imprigionarono sophia (la scintilla divina) in una forma
materiale. Quello fu Adamo, il primo uomo, che con sua moglie Eva generò
la razza umana. Adamo ed i suoi discendenti avevano la scintilla divina
dentro di se’ e avrebbero potuto fuggire, se avessero saputo come, dal
confinamento nel mondo materiale.
Per tenerli confinati i tirannici Arconti intossicarono
i figli di Adamo con il “vino dell’oblio”, prevenendoli così dal riconoscere
la scintilla divina dentro di se’. Furono resi costantemente ubriachi,
vissero immersi in sogni ed illusioni e di conseguenza dimenticarono
le loro origini. Solo i discendenti di Set, l’ultimo figlio che Adamo
ebbe a centotrent’anni, seppero il grande segreto, comunicato a Set
dallo stesso Adamo e da Set passato ai suoi discendenti. I figli di
Set erano gli gnostici.
Il seme di Set, il popolo della gnosi, divenne oggetto
dell’ira del Dio Creatore, che cercò di farli annegare con il Diluvio.
Noè, che aveva acconsentito a servire il Dio Creatore “in paura e schiavitù”,
fu salvato dal Diluvio ed i figli di Noè da allora hanno continuato
a servirlo.
Non tutti i figli di Set furono distrutti. Alcuni furono
salvati da tre angeli, Abraxas, Sablo e Gamaliele. Da quei figli discende
la razza degli gnostici.
C’è inimicizia tra i figli di Noè ed i figli di Set.
Gli gnostici sono spiriti liberi, sono ribelli, sono il Popolo della
Verità. I figli di Noè sono i Credenti, gli schiavi di una rigida ortodossia,
che strisciano per terra davanti al loro dio e vivono nella paura perpetua
di non piacergli. Quando possibile, i figli di Noè cercano di distruggere
gli gnostici. Li spazzarono via dall’Europa in modo così completo che
lo gnosticismo, per quindici oscuri secoli, svanì.