Estratto da: "La via della completezza" di Robert S. de Ropp

Tutti i diritti riservati: Gateways Books and Tapes ed Edizioni Crisalide

 

Sez. prima: DIO, UOMO, COSMO

 

 

Indagine sulla realtà

 

Cos’è il mondo reale? Possiamo conoscerlo?

La risposta a questa domanda è no. Siamo tagliati fuori dal “mondo esterno” da una barriera che non può essere oltrepassata. Possiamo conoscere solo quanto i nostri sensi, con l’aiuto di vari strumenti, ci mettono in grado di conoscere. Possiamo essere consapevoli solo di quella porzione del mondo che la nostra coscienza ci rivela.

A letto addormentati, entriamo nel mondo dei sogni, che ci possono apparire perfettamente reali in quel momento. Da svegli, entriamo in un mondo che noi chiamiamo reale, ma quella realtà è assai limitata. I sensi costruiscono un modello del mondo che ci permette di funzionare in modo più o meno efficace: i dottori possono così esercitare la medicina, gli avvocati il diritto, gli spazzini raccogliere la spazzatura, gli agricoltori coltivare i campi, i piloti di linea guidare gli aerei.

È questo il mondo reale? Ovviamente no. La realtà, se mai questa parola significa qualcosa, include tutti gli eventi che occupano l’universo, dalle galassie agli atomi, e tutte le interazioni che avvengono tra queste entità. Tutto è collegato in un’unica trama e ciò che avviene ad un livello influenza gli eventi ad un altro livello.

Quella che comunemente chiamiamo realtà è una sottile frazione di una realtà più grande. Comunemente la realtà in cui viviamo consiste di un corpo con i suoi bisogni, una mente con i suoi bisogni, un compagno o una compagna con i suoi bisogni, dei figli con i loro bisogni, un lavoro, un datore di lavoro, una casa, un’automobile, alcune strade, un paio di negozi.

Questo è il nostro piccolo mondo familiare, confinato, ottuso. La nostra “realtà dominante”. Essa impone delle leggi che noi possiamo infrangere a nostro rischio. Dobbiamo guidare dalla parte giusta della strada, dobbiamo giungere al lavoro in orario, dobbiamo pagare tasse e bollette, comprare del cibo e mandare i figli a scuola. Viviamo sotto molte leggi. Non agiamo secondo la nostra volontà.

Ma cosa possiamo dire allora delle realtà alternative o separate? Questo nostro ottuso micromondo è l’unico possibile? Ovviamente no. Dotati come siamo della capacità di fantasticare, possiamo costruire qualunque realtà separata ci piaccia. Se tale realtà entra troppo chiaramente in conflitto con la “realtà dominante”, dovremo tenercela per noi o correre il rischio di essere considerati matti, o pericolosi, o entrambe le cose.

C’è gente che vive in diversi mondi nello stesso momento. William Blake vide almeno due realtà ed a volte anche quattro.

Adesso una quadruplice visione vedo,

e una quadruplice visione mi è donata;

è quadruplice nella mia suprema gioia

e triplice nella dolce notte di Beulah

e duplice Sempre. Possa Dio guardarci

dalla visione singola e dal sonno di Newton.

Cos’era questa “visione singola ed il sonno di Newton” da cui Blake pregava che potessimo liberarci? Era il ristretto mondo della logica, il mondo come quantità. Mentre è perfettamente corretto affermare che due più due fa quattro sotto ogni aspetto ordinario, non è vero dire che ogni intero è solo la somma delle sue parti. Dalla quantità emerge la qualità. Gli oloni (holons) superiori sono qualitativamente differenti dalle parti da cui sono formati. Mettete le parti di un orologio in una borsa ed agitatele finché volete; non otterrete mai un orologio funzionante. Ma fate esercitare ad un orologiaio il suo mestiere ed ottenete un nuovo olone. Dalle parti componenti è scaturito un meccanismo che, mediante il movimento, misura il passaggio del tempo.

Cos’ha fatto l’orologiaio per produrre questa nuova entità? Ha usato la sua capacità per imporre un livello di ordine superiore alle parti componenti. Questo è l’unico modo in cui egli si può porre in relazione con i componenti, se vuole che scaturisca un nuovo olone.

Solo chi è capace di vedere la gerarchia degli oloni che formano il mondo reale può accedere alla sua comprensione. La ”visione singola ed il sonno di Newton” ci accecano, ponendo eccessiva enfasi sulle quantità ed ignorando le qualità emergenti; quelle principali, nella Gerarchia dell’Essere, sono la vita e la mente. Né l’una né l’altra possono essere espresse in termini quantitativi. Non ci sono unità di misura con cui si possano esprimere sia la “vitalità” che la “mentalità”. Quando guardiamo un organismo vivente, vediamo una complessa gerarchia di unità, particelle subatomiche, atomi, molecole, macromolecole, organelli, organi, organismi. Gli organismi fanno parte di vari ecosistemi che, insieme, costituiscono la biosfera, la quale è collegata ad entità, pianeti, soli, galassie che sostengono e nutrono il sistema.

Dunque, se poniamo la domanda “Cos’è la realtà?”, alla fine possiamo trovare almeno una risposta approssimata: la realtà è una una gerarchia di oloni progressivamente più complessi. Ad un certo livello di questa gerarchia la Forza Mentale diviene consapevole di se’ e può iniziare a comprendere la propria natura. La comprensione acquisita da una tale mente incarnata ha un limite, imposto dalla sua stessa capacità di vedere. Qui usiamo questa parola nel senso in cui la usa Blake, implicando una visione del mondo a diversi livelli.

“Cosa?” si potrà obiettare, “Quando sorge il sole, non vedete un disco rotondo, somigliante ad una grossa moneta (una ghinea)? Oh no! No! Io vedo un’innumerevole compagnia di Schiere Celesti che grida Santo, Santo, Santo il Signore Onnipotente. Non metto in dubbio il mio Occhio Corporeo o Vegetativo più di quanto non metterei in dubbio una Finestra per quanto concerne la Vista. Io guardo attraverso di essa, non con essa”.

Blake era uno gnostico. Poteva vedere. Egli vide oltre la creatura, vide il pleroma. “Se le porte della percezione fossero pulite, tutto apparirebbe all’uomo come veramente è, infinito”, affermava Blake. “Pulire le porte della percezione” costituisce proprio il compito principale di coloro che aspirano ad entrare nel Lavoro.

 

Il Reticolo del Karma

 

IO SONO QUI ORA.

IO SONO.

La piena consapevolezza del mio essere mi viene data solo ogni tanto. Perché? Perché, per la maggior parte del tempo, io sono perso nella fantasia. Senza alcun dubbio io non sono qui ora. Sto vagando nel passato o sognando nel futuro, oppure sto pensando a qualcosa, sto speculando sopra qualcosa, sto parlando a qualcuno che non è neppure qui, sto immaginando, sto indulgendo. Che modo di vivere!

Ma il pieno senso di IO SONO mi viene dal ricordo. Insieme al ricordo viene una consapevolezza del luogo, il QUI, e del tempo, ORA. Ed interviene anche un senso di separazione, il sentimento di essere fuori dallo spaziotempo, come un osservatore sulla riva del fiume del tempo, che guarda la corrente. Questo è zikr, il ricordo.

Auto-ricordo? Ma io ho molti se’, sono una vera nave di folli. Quale se’ ricordo?

Nessuno di essi. Questo Se’ è al di fuori dello spaziotempo, è l’uccello bianco, il messaggero del pleroma, al di là dei cambiamenti, al di là della morte.

Pleroma e creatura, i due aspetti di Dio… Io sono la creatura, generata dalla Forza Vitale, che è generata dalla Forza Mentale, la quale ha dato forma alla creatura. Tra la molteplicità dei mondi, tra lo sciame sempre crescente di esseri senzienti io cerco il Creatore, il mio Creatore. Perché? Perché è mio diritto e mio dovere. Un dovere per la mia essenza. Il Creatore ha generato in me uno specchio in cui Egli si possa specchiare. Questo specchio ha la tendenza a ricoprirsi di polvere e sporco; per la maggior parte del tempo non riflette niente. È compito mio spazzar via la polvere e lo sporco. Per farlo, devo ricordare. Devo essere.

IO SONO.

Lettore, credimi. Ogni passo che compi sulla vera Via (e specifico la vera Via, poiché ci sono dozzine di vie false) porta a quell’IO SONO. Ma il modo in cui questo IO SONO viene sperimentato dipende da dove siamo arrivati, sulla Via. Nel regno della creatura l’IO SONO può abbracciare l’intero mega-universo con tutti i suoi mondi dentro mondi. È ciò che si chiama coscienza cosmica. I confini che delimitano il se’ separato si dissolvono, per perdersi nella consapevolezza di un più grande tutto.

Per l’IO SONO è anche possibile andare oltre la creatura, fondersi nel pleroma, l’Eterno Immutevole. Questo è l’ultimo stadio della Via, la liberazione finale. Non è possibile andare oltre.

Del pleroma è impossibile parlare, della creatura c’è molto da dire. È utile dirlo? Sì, sostengo che lo è. Dobbiamo comprendere la forza che ci ha creati, che ci ha messo in questi corpi, su questo pianeta, in questo sistema solare. Non possiamo tenere in scarsa considerazione la creatura di cui facciamo parte: siamo un filo sottile nel Reticolo del Karma. Vogliamo sapere chi siamo, perché esistiamo, da dove veniamo e dove andiamo. Non possiamo comprendere il significato del nostro stesso esistere a meno di non prendere in considerazione un quadro più grande.

Per comprendere una cosa dobbiamo sforzarci di comprendere tutto, poiché tutto è connesso con tutto.

Ecco il fondamento del pensiero olistico. Senza un modo di pensare olistico non possiamo creare un modello significativo del mondo in cui viviamo.

Lo scopo di questo libro ["Auto completamento - Chiavi per una vita che abbia significato"], come afferma il suo sottotitolo, è di offrire al lettore le chiavi per una vita significativa. Se non adottiamo una visione allargata, non possiamo trovare alcun significato. Possiamo esaminare meglio le implicazioni di una tale affermazione, impegnandoci in una meditazione sul Reticolo del Karma. Il Reticolo del Karma è il tessuto di causa ed effetto, intrecciato dalle tre forze sul telaio del tempo. Possiamo esaminarlo da varie angolature: più ci allontaniamo, maggiormente possiamo vedere il modello generale, ma ci sfuggiranno i dettagli. Sarà quindi necessaria sia la visuale da lunga distanza che quella ravvicinata.

Lasciatemi fare un esempio.

Iniziamo da una domanda di ordine pratico: “Perché sono qui?” Andiamo indietro, passo dopo passo, lungo la catena delle cause interdipendenti. I passi che facciamo possono essere molto lunghi o molto corti. Se vogliamo vedere l’intero quadro, dobbiamo compiere lunghi passi. Perché sono qui dunque?

Sono qui perché nell’anno 1912 un certo spermatozoo si unì ad un certo uovo, nove mesi prima che nascessi. Sono qui perché circa 600.000 anni fa un ominide peloso (probabilmente un Homo erectus) arrivò in Europa dall’Africa, ebbe una mutazione ed il cervello divenne molto più grande. Sono qui in quanto, sul pianeta Terra appena formato, circa 4 miliardi di anni fa tre molecole giganti, che oggi chiamiamo DNA, RNA e “proteina”, vennero organizzate dalla Forza Vitale nei primi esseri viventi. Sono qui in quanto una stella gigante, situata in una delle braccia a spirale della Via Lattea, all’incirca 4 miliardi e 650 milioni di anni fa, esplose spargendo nello spazio tutti i 92 elementi dai quali nacque il Sistema Solare in cui io vivo. Sono qui poiché 12 miliardi e mezzo di anni fa la grande nube primordiale di idrogeno ed elio si condensò in galassie. Sono qui poiché nel tempo di Planck (di cui parleremo dopo) un qualcosa emerse da un nulla e quel qualcosa crebbe fino a divenire un mega-universo che consiste forse di cento miliardi di galassie, ognuna contenente forse cento miliardi di stelle.

Lettore, lasciami ripetere l’affermazione precedente, anche se non potrà mai essere ripetuta abbastanza: se davvero vuoi comprendere una cosa, devi comprendere tutto. Ogni cosa dipende da ogni altra cosa. Non possiamo capire il luogo in cui viviamo a meno che non sappiamo qualcosa del mega-universo.

L’uomo è un attore nel dramma cosmico. È vero che nella maggior parte dei casi non conosce la parte e recita molto male. Ma una cosa pare certa: potrebbe cavarsela meglio se sapesse di cosa parla la commedia, chi l'ha allestita sul palcoscenico e chi ha ideato la trama.

Possiamo mai sapere queste cose?

Devo ammettere che si tratta di una categoria di conoscenza abbastanza alta. La nostra conoscenza di questo genere di cose non sarà mai precisa; siamo costretti a congetturare ed a creare un’ipotesi plausibile. Gli scienziati lo fanno continuamente. Un’ipotesi plausibile è la base di partenza per gli esperimenti, che la confermeranno o meno. Se non verrà confermata, sarà necessario formularne una diversa.

Ma non possiamo mai provare un’ipotesi plausibile, riguardante questo dramma cosmico, mediante un esperimento. Creare un mega-universo sperimentale va oltre il nostro potere. Possiamo solo formulare l’ipotesi che preferiamo e verificarla a fronte di fatti osservabili. Se non quadra con i fatti, fuori! Ecco la ragione per cui respingo ciò che ho chiamato “il Mito Lunare di Gurdjieff” che riguarda il ruolo della Luna e lo sviluppo del “Raggio di Creazione”. Quest’idea non è sostenuta da prove.

 

Scienziati, Gnostici, Credenti

Adesso stiamo parlando di conoscenza, non di fede. Chi segue la Via della Fede è un Credente. Coloro che seguono la Via della Conoscenza possono essere scienziati oppure gnostici.

I credenti credono a tutto. Si bevono i miti più fantastici, i più impossibili miracoli, solo perché “sta scritto nelle Scritture” o perché l’autorità spirituale da loro scelta afferma che tali miti e miracoli sono veri.

Gli gnostici e gli scienziati non sanno che farsene delle credenze. Vogliono sapere. Ma la conoscenza scientifica e la gnosi sono alquanto differenti. Lo gnostico spiega questa differenza separando la “conoscenza di cuore”, gnosis cardias, dalla “conoscenza di testa”.

Lo scienziato è totalmente coinvolto con la “conoscenza di testa”. Essa lo guida nelle sue ricerche e può essere applicata in tutte quelle situazioni in cui, mediante la sperimentazione, possiamo verificare un’ipotesi. Supponiamo di porre la domanda: “La luce consiste di onde o particelle?” Eseguiamo particolari esperimenti e giungiamo alla conclusione che la luce consiste di onde. Eseguiamo altri esperimenti, i quali indicano che la luce consiste di pacchetti d’energia, o quanti. Così concludiamo che la luce è sia onde che particelle. Possiamo pure coniare la parola “ondicelle”. Una scoperta alquanto sorprendente. Ma questa risponde alla nostra domanda “Cos’è la luce?”

Supponiamo di porre qualche altra domanda più astrusa. L’universo è partito per caso o si è sviluppato secondo un piano? La vita sulla Terra è stata organizzata da qualche forza intelligente oppure è scaturita da una casuale combinazione di molecole negli oceani primordiali? L’Uomo è stato creato intenzionalmente per eseguire un certo compito, oppure è solo il prodotto accidentale di casuali mutazioni? Gli esperimenti non danno risposta a questo genere di domande. Siamo costretti a tirare ad indovinare.

Gli gnostici affermano che la correttezza di queste supposizioni dipende dall’uso che facciamo della “conoscenza di cuore”, che non è la stessa cosa della credenza religiosa. Gli gnostici non sono credenti; gli gnostici sanno, ma non possono provare certi aspetti della loro conoscenza. Essa viene loro dalla sacra sophia, la scintilla divina. Tale conoscenza deriva dalla loro capacità, acquisita con la pratica, di guardare al nocciolo delle cose con “l’occhio dell’illuminazione”. Tutti gli esseri umani lo possiedono, ma solo gli gnostici sanno come usarlo. Questo li rende capaci di guardare direttamente dentro alle forze misteriose che hanno dato forma al dramma cosmico.

Ciò vuol dire che gli gnostici non danno alcun valore alle prove fornite dalla scienza moderna? No, un coscienzioso gnostico moderno si preoccupa di tenersi informato di ogni scoperta importante che sottintende le domande centrali.

Quali sono le domande centrali? Possono essere enumerate molto semplicemente. Qual è la corretta funzione dell’Uomo sulla Terra? Quale ruolo dovrebbe giocare l’Uomo nel dramma cosmico? Se è stato lasciato incompleto dalla Natura, come l’evidenza suggerisce, come può fare l’Uomo a completare se stesso? Se vive nel sonno, come può imparare a svegliarsi? Se è uno schiavo, come può diventare libero?

La scienza contemporanea non ha praticamente nulla da dire su nessuna di queste domande. Esse sono affrontate invece dalla scienza della metapsicologia, che in altre culture era considerata la regina delle scienze. La nostra cultura, che è ristretta, superficiale e grossolanamente materialistica, ignora la metapsicologia. Eppure essa è un ramo molto importante della scienza; nessuno può vivere una vita davvero significativa senza il suo aiuto.

 

Dio, Sophia, Demiurgo

Lettore, a questo punto lasciami fare un passo indietro. Ci vuole una piccola digressione, un breve viaggio nel passato. Dopo tutto, siamo eredi di molte tradizioni spirituali e non possiamo fare a meno di tenerne di conto. Non siamo scaturiti nello spaziotempo con la mente vuota, come la dea Atena dalla testa di Zeus. Mille voci rumoreggiano dentro di noi: le voci dei morti, che cercarono delle risposte che non trovarono.

Quale fu il messaggio che C. G. Jung udì in modo molto distinto quando i morti si affollarono attorno alla sua casa di Kussnacht?

Siamo tornati da Gerusalemme dove non abbiamo trovato ciò che cercavamo.

Gerusalemme, soffocante, antiquata, appesantita dai dogmi, patria dei Farisei e del Gran Sacerdote, era strettamente racchiusa nelle sue mura fortificate del dogma e del rituale. Dunque i morti non trovarono nulla a Gerusalemme e vennero da Jung. Egli era un discendente spirituale dei proto-gnostici che vivevano nella città di Alessandria sul delta del Nilo (“la città dove l’oriente incontra l’occidente”). Era una città aperta ad ogni vento e ad ogni dottrina che circolava in quei lontani giorni, nel secondo secolo dopo Cristo, prima che la Chiesa Cristiana ponesse i suoi ceppi sulla mente umana.

Jung offrì dunque ai morti i suoi Sette Sermoni non a suo nome, ma a nome di Basilide, uno dei grandi proto-gnostici di Alessandria. Noi, se aspiriamo all’appellativo di neo-gnostici, dovremmo almeno familiarizzarci con le vedute di quei vecchi eretici, che in un certo senso rappresentano i nostri antenati spirituali.

Dunque delineeremo in breve le teorie degli antichi gnostici della scuola di Alessandria e della scuola orientale in India. Esamineremo poi più dettagliatamente le idee dei neo-gnostici. Queste idee sono in relazione al processo della creazione e offrono risposte alla domanda “Perché sono qui?” Il nostro scopo è di costruire un universo che abbia un significato e di trovare il posto che l’Uomo occupa nello schema delle cose.

In principio c’era la Forza Mentale, il nous, dicono gli gnostici di Alessandria. Era il “Dio esterno alla creazione”, al di là del tempo, al di là dello spazio, al di là di materia ed energia. Come si può descrivere un essere simile? I proto-gnostici affermavano che è impossibile, una tale entità è inconcepibile per la nostra mente. Ciò nonostante avevano un nome per esso; anche l’indescrivibile può essere chiamato in qualche modo. Loro lo chiamavano “l’Alieno”, “l’Altro”, “l’Ignoto”, “il Senza Nome”, “il Nascosto”, “Il Padre Ignoto”.

Perché Padre? Perché non Madre? Una domanda difficile…. Parlare del Dio Padre era diventata un po’ un’abitudine nel secondo secolo ed anche gli gnostici la adottarono.

In principio la Mente non era manifesta. Era il pleroma, la pienezza. Entro il pleroma esisteva un’infinità di universi, ma questi esistevano solo in potenza. La fisica moderna descrive questo stato di potenziale infinito come una specie di “schiuma quantica”. Questi fisici sanno davvero di che cosa stanno parlando? È probabile di no, anche se almeno uno di essi, James Peebles, ha avuto la compiacenza di ammettere: “Non si ha idea di cosa fosse l’universo nel giorno “meno 1” prima del Big Bang. Le equazioni non ce lo possono dire, ed io rifiuto di speculare”.

Se i proto-gnostici avessero condiviso questo sensato atteggiamento, sarebbe stato meglio, ma non fu così. Essi specularono e specularono, e poi ancora specularono. Simon Mago, Basilide, Valentino, Carpocrate, lo sconosciuto scrittore che oggi chiamiamo Ermete Trismegisto, tutti si sforzarono di descrivere l’indescrivibile. Di conseguenza il pleroma, il non manifestato, al di là del tempo, dello spazio e della materia cominciò a brulicare di misteriose entità. Ciò che i fisici moderni chiamano una schiuma quantica fu visto dai proto-gnostici come un fermento di attività incentrato su mistiche figure aventi caratteristiche decisamente umane.

Quell’unico, indescrivibile, inimmaginabile Silenzio generò il nous (la Mente), che a sua volta generò l’epinoia o ennoia (il Pensiero). Per di più, essendo la Mente attiva ed il Pensiero passivo, fu considerato corretto descrivere la Mente come padre e il Pensiero come la sua emanazione femminile. Ecco come la monade originaria divenne una diade. Mente e Pensiero formavano un androgino, congiunti nell’unità eppure rivolti in direzioni opposte. In questa combinazione diadica, la Mente era ritenuta il potere che governa tutto, il maschile; il Pensiero era reputato il principio inferiore, quello che genera tutto, ed era considerato femminile.

Così il vuoto, il pleroma originario, iniziò a differenziarsi. Le entità emergenti da esso non erano materiali, ma esistevano in qualche strano mondo di mezzo, tra il vuoto e la creazione.

Avendo postulato questa diade, l’immaginazione dei proto-gnostici prese il volo. Fu Simon Mago, “il padre dell’eresia”, che per primo mise in moto tutto.

Simone era certo un personaggio originale. La tradizione racconta che egli viaggiava con una compagna, Elena, che egli aveva raccolto in un bordello di Tiro. Se ciò sia vero o meno non possiamo saperlo, ma egli aveva un atteggiamento molto rispettoso verso la femmina umana, cosa insolita in una cultura dominata dal maschio. In ogni caso egli considerava la sua Elena come l’incarnazione della sophia, “la saggezza di Dio allontanatasi dalla retta via”, emersa da ennoia e smarritasi nelle più basse profondità.

L’errore di sophia fu dovuto a un fraintendimento. Sophia pensò che “il Padre Ignoto esterno alla Creazione” intendesse generare delle proprie emanazioni sotto forma di angeli ed arcangeli. Così essa, scendendo nelle regioni inferiori, anticipò il Padre, creando il potere (il Demiurgo) che a sua volta creò i mondi.

Secondo i proto-gnostici, il Demiurgo era un essere composito formato da sette Arconti, i tirannici guardiani dei sette mondi. Sophia, proveniente dal “cielo supremo”, fu trattenuta dagli Arconti e tirata giù nei mondi. Fu sottoposta a ogni tipo di abusi in modo tale che non poté più tornare verso l’alto, verso il Padre. Chiusa nella carne umana, errò per secoli in differenti corpi femminili; tra le altre, fu anche la famosa Elena che accese la guerra di Troia. Migrando di corpo in corpo, subendo abusi in ognuno di essi, alla fine divenne una prostituta in un bordello.

Così disse Simon Mago, che pare aver dato origine all’idea di Sophia Prunikos, “La Saggezza Prostituta”.

Ma perché i proto-gnostici erano così odiati dai pilastri dell’ortodossia, i Padri della Chiesa? Perché osarono rendere pubblica una terribile verità: Il Dio Creatore dei Giudei che i Padri della Chiesa avevano adottato (o rubato) non era per nulla Dio! Si trattava solo di un arrogante e presuntuoso Demiurgo con sette aspetti, gli Arconti, ognuno di essi repellente. Il Demiurgo era convinto di essere Dio ed egli stesso non aveva idea del vero Dio, il Padre Ignoto.

Il Dio Creatore della Genesi biblica avrebbe dovuto essere onnipotente, onnisciente, amore puro. I proto-gnostici dichiararono che non era nulla di tutto ciò, era solo un tiranno pasticcione, e non diceva neppure la verità. Disse ad Adamo ed Eva che sarebbero morti sicuramente se avessero mangiato il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male. Ma il serpente si fece avanti e disse loro di mangiarlo. Non sarebbero morti, disse il serpente; al contrario avrebbero acquisito grande conoscenza. Dunque essi mangiarono e non morirono.

Questo è abbastanza per quel Dio onnisciente! Adamo ed Eva, dichiararono i proto-gnostici, rifiutarono quel Dio ed adorarono invece il serpente che era il portatore di verità e saggezza.

Questi arroganti Arconti che immaginavano di essere Dio imprigionarono sophia (la scintilla divina) in una forma materiale. Quello fu Adamo, il primo uomo, che con sua moglie Eva generò la razza umana. Adamo ed i suoi discendenti avevano la scintilla divina dentro di se’ e avrebbero potuto fuggire, se avessero saputo come, dal confinamento nel mondo materiale.

Per tenerli confinati i tirannici Arconti intossicarono i figli di Adamo con il “vino dell’oblio”, prevenendoli così dal riconoscere la scintilla divina dentro di se’. Furono resi costantemente ubriachi, vissero immersi in sogni ed illusioni e di conseguenza dimenticarono le loro origini. Solo i discendenti di Set, l’ultimo figlio che Adamo ebbe a centotrent’anni, seppero il grande segreto, comunicato a Set dallo stesso Adamo e da Set passato ai suoi discendenti. I figli di Set erano gli gnostici.

Il seme di Set, il popolo della gnosi, divenne oggetto dell’ira del Dio Creatore, che cercò di farli annegare con il Diluvio. Noè, che aveva acconsentito a servire il Dio Creatore “in paura e schiavitù”, fu salvato dal Diluvio ed i figli di Noè da allora hanno continuato a servirlo.

Non tutti i figli di Set furono distrutti. Alcuni furono salvati da tre angeli, Abraxas, Sablo e Gamaliele. Da quei figli discende la razza degli gnostici.

C’è inimicizia tra i figli di Noè ed i figli di Set. Gli gnostici sono spiriti liberi, sono ribelli, sono il Popolo della Verità. I figli di Noè sono i Credenti, gli schiavi di una rigida ortodossia, che strisciano per terra davanti al loro dio e vivono nella paura perpetua di non piacergli. Quando possibile, i figli di Noè cercano di distruggere gli gnostici. Li spazzarono via dall’Europa in modo così completo che lo gnosticismo, per quindici oscuri secoli, svanì.

 

L’Uomo Alieno

Ogni gnostico, sia proto che neo, è un outsider. Non si sente a suo agio nella creatura. Sospetta che qualche grave errore sia stato commesso dal creatore quando ha fatto l’universo, oppure quando ha fatto l’Uomo. I proto-gnostici si sentivano sicuri del fatto che l’intera creazione fosse uno sbaglio; per vederlo, basta solo guardare il mondo materiale. Lo gnostico Marcione era particolarmente sarcastico: “Davvero un gran bel prodotto, questo mondo, e degno del suo Dio!”

Secondo gli gnostici, niente potrebbe essere più assurdo che immaginare Gesù come figlio del Dio Creatore; niente sarebbe più inappropriato che mischiare gli insegnamenti di Gesù con le confuse, sanguinose e spesso indecenti cronache dei Giudei e della loro divinità. Gli insegnamenti del Vecchio Testamento non hanno ragione di stare accanto al risplendente vangelo di Gesù Cristo.

Chi o cosa era Gesù? Era “l’Uomo Alieno”, il portatore della “Chiamata da Fuori”, il messaggero del Dio fuori della Creazione. Fu mandato a vivere tra i figli di Adamo, straniero in terra straniera, con lo scopo di cercare di svegliarli dal sonno dell’oblio. Coloro che riuscirono a sentire la “Chiamata da Fuori” non facevano veramente parte della creatura. Erano i figli di Set che non avevano mai voluto servire il Dio Creatore “in paura e schiavitù”. Si sentivano persi, esiliati nel mondo della materia. Erano degli outsider.

Tutti gli outsider potevano udire la voce dell’Uomo Alieno e comprendere il messaggio. Quel messaggio era per essi cibo per l’anima superiore, il pneuma. Era nel pneuma, non nella psiche, che la scintilla divina, sophia, albergava. Il possesso della gnosi, la sapienza segreta, distingueva gli gnostici dalla massa degli uomini che passavano la vita intossicati dal “vino dell’oblio”. Le parole dell’Uomo Alieno sapevano risvegliare negli gnostici il ricordo di ciò che erano stati prima di venire imprigionati nell’universo materiale. Essi avevano la possibilità di risorgere e ritornare al loro stato precedente.

“Una persona che ha la gnosi è un essere che viene dall’alto. Se viene chiamato, ode, risponde e si volge verso Chi lo chiama, allo scopo di ascendere a Lui… Colui che possiede la gnosi sa da dove viene e dove sta andando”.

Questa citazione proviene dal Vangelo della Verità attribuito allo gnostico alessandrino Valentino. Così fu definita da Valentino questa sapienza speciale, detta gnosis cardias. “Ciò che libera è il sapere cosa eravamo e cosa siamo diventati; dove eravamo e dove siamo stati gettati; in quale direzione ci dirigiamo e da che cosa possiamo essere redenti; cos’è la nascita e cosa la rinascita…. Felice è l’uomo che ha riscoperto se stesso e si è svegliato!”

 

 

Gli Gnostici Orientali

Limitare il nostro studio dei proto-gnostici al solo ramo occidentale della famiglia sarebbe grossolanamente fuorviante, in quanto esiste anche un ramo orientale. Esso è molto antico, risale alla civiltà di Harappa e di Mohenjo Daro. Le teorie riguardanti la creazione furono formulate nelle Upanishad. Si tratta di teorie sottili; in confronto ad esse, le speculazioni degli gnostici alessandrini sembrano naif.

“In principio….” La maggior parte dei miti della creazione inizia con queste parole. È errato, dicono gli gnostici orientali, non ci fu mai un principio. Il Signore Supremo, la Causa Prima, l’indescrivibile Brahma non ha inizio né fine. Semplicemente è. Ma esiste un ritmo, un alternarsi, simile a quello del giorno e della notte.

Le due fasi di questo ritmo, la notte di Brahma ed il giorno di Brahma, chiamate anche nitya e lila, sono rispettivamente il non manifestato e il manifestato; quest’ultimo è detto anche il “gioco di Dio”. Durante lila, la Forza Mentale rende manifesto l’intero mega-universo. Esso consiste dell’Uovo Cosmico, all’interno del quale si differenziano i mondi. Purusha, lo Spirito Cosmico (pensato in genere come maschile) fa nascere prakriti, la Natura (di solito femminile). Entro prakriti, tutti i fenomeni sono prodotti dal gioco di tre forze, sattva, rajas e tamas. Tutto il processo è un gioco, una manifestazione di maya, un magico spettacolo allestito dal Grande Mago.

“Alla fine di un ciclo tutti gli esseri entrano nella mia prakriti ed all’inizio di un ciclo io li genero di nuovo. Con il controllo sulla mia prakriti, io mando continuamente avanti questa moltitudine di esseri, impotenti sotto il dominio di maya”.

Lila, il gioco di Brahma, comprende l’intero universo con le sue galassie, soli, pianeti, lune e così via. Gli esseri senzienti che nascono sui pianeti sono soltanto una manifestazione del gioco divino. Questo fu l’errore degli gnostici alessandrini, che rappresentarono il Dio Creatore come un arrogante e fondamentalmente cattivo Demiurgo: essi attribuirono alla deità le caratteristiche umane di bene e male. Gli gnostici orientali evitarono invece un tale errore: Brahma è al di là di bene e male; il gioco, lila, funziona in base a certe leggi, che sono costruite già all’interno delle cose.

Tutte le manifestazioni procedono per cicli. A livello umano ci sono quattro fasi in un ciclo, i quattro yuga: satya, treta, dvapara e kali. In ognuna di queste successive quattro ere diminuisce la virtù e cresce il vizio. Ciò è dovuto semplicemente alla legge dell’entropia. Non significa che il Dio Creatore è cattivo o incompetente.

“Tutte le azioni derivano dal gioco delle tre forze: solo chi è accecato dall’egoismo può pensare: 'Io sono colui che fa' ”.

Questa è una delle idee chiave degli gnostici orientali. Gli esseri umani, come tutti gli esseri senzienti, sono costretti all’azione. Facendo parte della creatura, non possono sfuggire dall’azione, più di quanto possano restare vivi smettendo di respirare e di mangiare. Ma certi rari esseri umani, dotati della gnosis cardias, sanno vedere attraverso il velo di maya ed imparare a separare se stessi dalle proprie attività; sanno sedersi a guardare il gioco come se fossero Dio stesso. Infatti possono fondersi con Dio, in quanto Dio, il Supremo Brahma, è presente in tutte le sue creature. Dio era per gli gnostici orientali il Se Superiore, l’Atman. Gli esseri umani, liberando se stessi dall’illusione della separazione, possono trovare quel Se’ dentro di loro. Una volta trovato quel Se’, essi sono liberati, possono assistere al gioco divino senza andare ad indagare se sia bene o male, se abbia qualche significato o meno.

La liberazione completa dal ciclo delle nascite e delle morti sarebbe possibile solo per chi ha fatto un passo al di fuori del ciclo del tempo con le sue fasi alternate di creazione e distruzione. La liberazione implicherebbe l’uscita dalla creatura e l’entrata nel pleroma, il regno dell’immortale Brahma.

Non è certo un compito facile, ma Yama, il Re dei Morti, ci assicura che si può fare; e chi potrebbe saperlo meglio di Yama?

Alzati! Svegliati! Avendo esaudito la tua richiesta ora comprendila!

Come è difficile attraversare una lama di rasoio

così lo è anche il seguire la via al Se’ Superiore.

Quel Se' non è nato e non è perituro,

non esce da nulla e nulla esce da esso.

Non nato, eterno, durevole, antico,

QUELLO non muore quando il corpo muore.

L’assassino crede di uccidere, la vittima crede d’esser uccisa,

ma s’ingannano entrambi. QUELLO non uccide e non è ucciso.

Più piccolo del piccolo, più grande del grande,

QUELLO si nasconde nel cuore di tutte le creature.

Pur seduto va lontano, pur sdraiato ancora va dovunque;

tra i corpi è incorporeo, nel cambiamento non cambia.

Come può un uomo ordinario comprendere QUELLO

per cui sacerdoti e guerrieri sono cibo e la morte un condimento?

 

 

 

Estratto da: "Self Completion" di Robert S. de Ropp

Tutti i diritti riservati Gateways Books and Tapes ed Edizioni Crisalide

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