| Istruzioni
Esoteriche sui Sei Yoga di Naropa
(1) Tibetan: Chos drug
gi man ngag
Sanskrit: Saddharmopadesha
Author: Tilopa (988-1069)
Tengyur vol. 53, no.
2330.
(2) Tibetan: bKaâ
yang dag paâi tshad ma zhes bya ba mkhaâ Îgro maâi
man ngag
Sanskrit: Ajnasamyak-pramana-nama-dakinyupadesha
Tengyur vol. 53, no.
2331
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L’opera
intitolata “Istruzioni Esoteriche sui Sei Yoga di Naropa” è in
realtà composta da due testi più piccoli, e descrive le
pratiche yoga raccolte dal grande asceta indiano Tilopa (988-1069) e derivanti
dagli insegnamenti Tantrici di parecchie discendenze diverse. Questo gruppo
di insegnamenti yoga, che più tardi Tilopa trasmise al suo principale
discepolo, Naropa (c.956-1040), divenne la fonte primaria del cosiddetto
“Sei Dottrine di Naropa” (Naro Chö-druk).
Le Sei Dottrine comprendono
gli yoga del calore (tum-mo), della radiante
chiara luce (ö-sel), del corpo illusorio
(gyu-lu), dello stato di sogno (mi-lam), dello
stato
intermedio (bardo), e del trasferimento della
coscienza (phowa).
Di queste sei, solo tre
sono direttamente connesse con le pratiche yogiche relative alla morte:
la radiante chiara luce, lo stato intermedio ed il trasferimento di coscienza.
Anche le altre tre pratiche
yogiche sono fondamentali per l’arte di morire, ma non specificamente collegate
alle tre prime tecniche.
I Sei Yoga si presentano
come un sistema coerente, diffuso da Tilopa nelle sue “Istruzioni Esoteriche
sui Sei Yoga di Naropa” e senza dubbio giocano un ruolo importante nello
sviluppo di alcune componenti basilari di quanto costituisce la susseguente
letteratura tibetana sulla morte, sullo stato intermedio e sulla rinascita. |
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| Breve
Riassunto dei Sei Yoga di Naropa
Tibetan: Chos drug bsdus
paâi zin bris
Author: Padma dkar po
(1527-1592)
I(Bhu)-Tib-114; 77-902197
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I
“Sei Yoga” danno forma alle più importanti tecniche yogiche e meditative
della scuola Kagyu di buddismo tibetano, fondata dal principale discepolo
di Naropa, Marpa Chökyi Lodrö.
Il leader della scuola Kagyu
nel 16° secolo era Pema Karpo (Padma dkar po, 1527-1592). Egli era
un prolifico autore e commentatore, come dimostrano i suoi commentari e
guide alla meditazione sui Sei Yoga di Naropa. Consideriamo per esempio
il suo “Breve Riassunto dei Sei Yoga di Naropa”:
il testo di Pema Karpo
dà una succinta visione generale di tutte e sei le pratiche, compresa
una descrizione straordinariamente dettagliata degli esercizi specifici
dello yoga della radiante chiara luce. Secondo questa tradizione, la
chiara luce è il più sottile, profondo e potente livello
di coscienza. La chiara luce è la natura fondamentale della
mente stessa, e la sua apparizione viene detta essere come “lo splendore
naturale del cielo all’alba, prima del sorgere del sole”, brillante e
radiante dappertutto, in tutte le direzioni. Questa mente la cui natura
è la radiante chiara luce è indistruttibile e non contaminata
dalla confusione emotiva e psicologica che perpetua il perpetuo ciclo
di nascita e morte (samsara).
Ci viene detto che tutti
gli esseri umani fanno esperienza della chiara luce, molto brevemente,
nel primo momento della morte.
I praticanti yoga avanzati
ne hanno esperienza anche nei più alti stati meditativi.
I Budda ne hanno esperienza
incessante.
È
interessante notare che questa radiazione molto sottile sia sperimentata,
si dice, sebbene raramente notata, in momenti più mondani, come
nello svenire, nello starnutire e nell’orgasmo, ed anche negli istanti
immediatamente prima e dopo il sonno. Comunque è solo al momento
della morte che la coscienza può sentire in tutta la sua forza che
la chiara luce equivale al raggiungimento della natura di Budda. |
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| Collezione
di testi Kagyu-pa sui Sei Yoga di Naropa
Volume Title: Naro chos
drug Texts of the ÎBrug-pa dKaâ-brgyud-pa Traditions. Thimphu
: Kunsang Topgay, 1978. I(Bhu)-Tib-199; 79-901832.
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La
tradizione dei testi della scuola Kagyu sui Sei Yoga di Naropa dice che
esistono tre stati intermedi, o stati di bardo: i periodi di transito
tra la nascita e la morte (il Bardo della Vita Ordinaria), tra l’addormentarsi
ed il risvegliarsi (Bardo dei Sogni) e tra morte e nuova rinascita (Bardo
del Divenire). In ogni momento, tutti gli esseri
umani si trovano in una o più di queste situazioni di bardo,
spinti dalla forza delle loro azioni passate (karma). Un tratto unico
della tradizione dei Sei Yoga è costituito dal fatto che vengono
offerte una serie di tecniche meditative per padroneggiare ognuno di questi
tre stati di coscienza.
La più potente di
queste pratiche è lo yoga del morire,
che dev’essere esercitata nel primo momento del bardo da morte a nuova
rinascita, il Bardo del Divenire. Secondo i testi, la morte inizia con
un graduale processo di dissoluzione, quando
i sensi e le energie che lavoravano in cooperazione con la coscienza cominciano
a degenerare secondo vari stadi.
Queste
dissoluzioni vengono parzialmente sperimentati nella nostra vita quotidiana
quando ci addormentiamo, e possono essere generati volontariamente mediante
la meditazione da praticanti avanzati di yoga. Ma solo al momento della
morte questa dissoluzione viene sentita in modo sia completo che inevitabile.
Quando lo studente diviene
abile nell’induzione delle fasi di dissoluzione, allora acquista la capacità
di applicare le stesse tecniche durante il sonno, ed alla fine anche durante
i primi momenti della morte.
Il
processo della morte culmina nell’apparizione della radiante chiara luce.
Coloro che hanno acquisito maestria degli yoga del bardo durante la vita
riconoscono immediatamente la vera natura di questa fondamentale radianza
che, come dicono i tibetani, è come un bambino restituito al grembo
materno. Nel momento stesso del riconoscimento, lo studente si libera dal
ciclo di morte e rinascita.
Per
quanto riguarda le persone ordinarie, comunque, esse non hanno dimestichezza
con la mente della radiante chiara luce e sono incapaci di riconoscerla
per quello che è. Di conseguenza si viene proiettati senza possibilità
di controllo nel Bardo del Divenire, al termine del quale si è portati
alla rinascita in una nuova esistenza. |
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| Libro
delle Tre Ispirazioni: un trattato sui livelli di addestramento nei Sei
Yoga di Naropa
Tibetan: Zab lam na roâi
chos drug gi sgo nas Îkhrid paâi rim pa yid ches gsum ldan
Author: Tsong kha pa
(1357-1419)
I(Sik)-Tib-146; 72-906421
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La
tradizione dei Sei Yoga di Naropa, oltre ad essere la più importante
pratica meditativa dell’ordine Kagyu, fu anche adottata dalla scuola Geluk-pa,
detta anche “Setta del sistema di virtù”, fondata dal santo-filosofo
Dzongka-pa (Tsong kha pa, 1357-1419), e che divenne la sede istituzionale
dei Dalai Lama successivi.
Il trattato di Dzongka-pa,
“Il libro delle Tre Ispirazioni” viene considerato come uno dei più
raffinati commentari sui Sei Yoga, e negli ultimi cinquecento anni è
servito come standard per la maggior parte delle opere seguenti sull’argomento.
Nel “Il libro delle Tre Ispirazioni”,
Dzonga-pa espone le pratiche dei Sei Yoga con straordinaria precisione
e profondità, citando fonti indiane e tibetane ed anche attingendo
dalla sua stessa profonda esperienza interiore. In particolare il libro
si distingue dal dettaglio con cui è presentato lo yoga
del trasferimento della coscienza, o phowa, e comprende
anche una rara descrizione dello yoga, estremamente segreto, della proiezione
forzata, o drong-juk. In breve, phowa è la pratica di far
uscire la coscienza dalla sommità della testa, al momento della
morte, e di trasferirla in un più favorevole regno d’esistenza.
Chi sceglie di praticare questo metodo di trasferimento della coscienza,
può farlo allo scopo di rinascere nel regno paradisiaco, o Terra
Pura del Budda, o allo scopo di far continuare l’energia del proprio
karma meritorio passato, senza interruzione, nella prossima vita.
Direttamente connesso allo
yoga del trasferimento c’è il metodo esoterico della proiezione
forzata in cui lo studente proietta la propria coscienza in un cadavere,
sia umano che animale. Ci si riferisce metaforicamente a questa pratica
come “rianimazione dei cadaveri”. Dzongka-pa afferma comunque che tale
pratica, per quanto continui ad essere insegnata nelle tradizioni a trasmissioni
orali. Non deve essere mai discussa pubblicamente. |
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| Istruzioni
sui Tre Stati del Bardo
Tibetan: Bar do rnam gsum
gyi zhal gdams
Author: Khyung po rnal
Îbyor (d.ca.1135)
In Shangs-pa bKaâ-brgyud-pa
Texts. Sumra, H.P., Urgyen Dorje, 1977. I-Tib- 1734; 77-906849.
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In
Tibet c'è anche un'altra tradizione dei Sei Yoga; è attribuita
alla sorella di Naropa, Niguma.
Le Sei Dottrine di Niguma
(Nigu Chö Druk) furono trasmesse direttamente, in una visione, attraverso
la yogini (femminile) Sukha Siddhi al poeta tibetano Khyung-po Nenjor,
fondatore della poco conosciuta scuola Shang-pa Kagyu, o "Trasmissione
dell'Insegnamento Orale della Valle di Shang"(shangs pa bkaâ brgyud).
Essenzialmente non differiscono
da quelli di Naropa. Differiscono solo i punti di enfasi, così come
praticati nell'ordine Shang-pa. |