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Lo
stato dei giochi
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Fin dal suo primi best seller, Il Libro Americano dei Morti, ha scritto cataste di libri e lasciato su cassetta innumerevoli insegnamenti e musica in molti generi differenti. Le sue opere d’arte si trovano anche alla Casa Bianca e vengono vendute nelle migliori gallerie di New York e Los Angeles. Specialmente apprezzate sono le sue ceramiche. I seminari e gli eventi alla sua casa di Grass Valley, California, attraggono gente da tutto il mondo; molta gente di talento e di successo si è trasferita nei paraggi per usufruire del suo acume e per far parte del cerchio intorno a lui.
Di recente ho avuto modo di passare una giornata con E.J., trovando ispirante la sua compagnia. Egli è il tradizionale "trickster" ed ammette prontamente che il suo insegnamento e la sua "pazza saggezza" non sono per chiunque; e gli sta bene così. Gli piace spingere i bottoni delle persone, "per aiutarli a conoscersi meglio". Sebbene sia circondato di persone e considerato un guru, E.J. mi è sembrato meno guru e più un dinamico punto focale per l’unione di individui auto-realizzati ed auto-motivati. Durante la nostra conversazione, ho saputo che l’ultima passione di E.J. è l’insegnare attraverso Internet, mediante l’uso del gioco interattivo per computer Quake.
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E.J. Gold: Se da bambino hai giocato a "rubabandiera", è molto simile a quello, ma giocato sul computer. Ci sono due squadre, e tu devi prima di tutto scoprire chi fa parte della tua squadra, prima che ti sparino e ti facciano saltare in mille pezzi. Ogni squadra ha un proprio territorio e una propria meta. Nel mezzo ci sta una terra di nessuno dove ti esponi pericolosamente. Lo scopo è di trovare la bandiera degli avversari e di portarla alla tua base senza essere ucciso o catturato. Con Quake sperimenti una netta separazione tra te stesso come operatore di computer e te stesso come personaggio-giocatore sullo schermo. Durante queste partite interattive via Internet, si rivela in maniera profonda la relazione tra la parte spirituale – l’essere – e la parte materiale – l’umano. Non stai interagendo con dei robot, ma con gente reale come te, in tempo reale. E puoi anche parlare con l’altro.
Instauri una relazione…. E.J. Gold: E’ vero. E’ una cosa del tutto terapeutica. Alcune persone spirituali preferiscono star seduti sulla cima di una montagna con un maledetto lenzuolo bianco addosso e vengono poi a chiedermi qual è il significato della vita. Io gli dico: "La vita è come una pianta di pomodori". E loro dicono: "Cosa? La vita come una pianta di pomodori? Come osi dire che la vita è come una pianta di pomodori?". E io dico: "Non è così?" Ora invece posso indicar loro Quake e dire: "Ecco qui qualcosa che ovviamente non conosci. La prima volta che entri dentro Quake, ti capiterà di esser cremato!" Come la prima volta che giochi qualunque gioco o impari qualche nuova capacità, di solito ti si presentano un mucchio di problemi. Ma se sei davvero così interessato da cercare di superare tutti questi problemi, arrivi dall’altra parte, e ti trovi là, e sei davvero capace di governare la tua carretta, al punto di poter tentare una "corsa con la bandiera". La prima volta che veramente afferri la bandiera e la porti attraverso tutta la base nemica, attraverso il loro territorio, fino alla base della tua squadra, sarai completamente sommerso dalla gioia di aver fatto qualcosa per la tua squadra. Quando iniziai, mi piacevano i newbie (i novizi) ed ecco perché; ecco quello che penso sia importante, riguardo ai novizi: entri in Quake, e cominci a correre di qua e di là. Non sei mai stato prima in Quake. La prima cosa che ti succede è che vedi le cose di traverso, perché ti hanno fatto saltare in mille pezzi. Allora scrivi sulla tastiera: "Penso di essere morto. Cosa faccio ora?" e qualche giocatore più esperto ti risponde: "Premi la barra spaziatrice o il tasto sinistro del mouse". E tu dici: "Ora non so dove sono", e lui dice: "Beh, trovati!"… Perle di saggezza!
Poi cominci a barcollare in giro dicendo: "Sapete qualcosa di questo, o di quello?"; ti succede centinaia di volte…… e poi dici: "Ho trovato qualcosa! Ho trovato una cassa di cartucce!" …E’ la cosa più comune che puoi trovare, e quando la prendi fa un suono metallico. Poi provi a premere il tasto Control e ti spara il fucile. Quando trovi qualcuno, inizi a sparargli, e quello dice: "Sono il tuo compagno! Perché mi stai sparando?" E tu: "Sei rosso!" E lui: "Anche tu!" Una settimana dopo superi la fase "Che colore sono io?". Tu dici: "Dannazione! Che colore sono io!?!" E ti rispondono: "Controlla la lista delle squadre (rankings)". E tu: "Sì! Qual è il tasto? Quale lista? Di cosa ciancia questa gente? Cosa debbo fare?" Allora vai al sito web di Quake e scopri una cosa chiamata "binding to keys", cioè collegare i tasti della tastiera a specifici comandi. Solo pochi tasti sono fissi, la maggior parte sono configurabili personalmente. Ecco allora che ti trovi dentro l’alchimia di Windows 95.
Come hai iniziato con questo gioco? E.J. Gold: Ecco, scrissi una serie di articoli che, in parte, trattavano anche di identificazione con il proprio genere (maschio/femmina) e di minaccia all’ego, ma soprattutto dell’uso sciamanico del travestimento e dei suoi meccanismi. La cosa curiosa è che subito dopo aver scritto questi articoli cominciai a giocare a Quake via Internet, e stavo cercando anche un modo semplice, comprensibile di esprimere…. (come posso dirlo in modo educato?)…. che cazzo stavo facendo. Non m’interessa star seduto qui a strapazzare la testa alla gente. Voglio che la gente comprenda cosa sta succedendo, perché sta succedendo, se qualcosa sta davvero succedendo. La maggior parte della gente ha un buon approccio alle mie idee riguardo alla morte e al morire, se solo ci pongono qualcosa di più di una superficiale occhiata. Coloro che giocano a Quake possono porsi facilmente in relazione al concetto di ‘scopo che trascende molte vite’; e molti giocatori di Quake sanno dialogare con facilità durante il gioco in linea, i migliori giocatori sanno fare una corsa con la bandiera e "parlare" allo stesso tempo, il che significa battere furiosamente a macchina (come cazzo si traduce ‘type’ più brevemente?) mentre si spara, si corre e si ‘driblano’ gli avversari; e spesso si possono leggere i commenti dei giocatori collegati con la vita dopo la morte, con la somiglianza dell’ambiente di gioco con i Bardo.
Sì, parlano dei Bardo, in Quake. I giocatori di Quake non sono spietati assassini del cyberspazio. Sono giocatori seri, e questo fa la differenza. Ricordate gli scacchi? Si tratta di una guerra da tavolo inventata dagli Egiziani per insegnare alle gerarchie della truppa a gestire un conflitto. Parlando di conflitti, nelle partite con squadre più numerose, fino a sedici giocatori per squadra (presto sarà possibile portarli a 50), c’è una quantità enorme di ‘conflittualità manageriale’ e di problemi di scambio di aiuto: un ottimo addestramento per aspiranti sergenti di magazzino e manager di vendita provinciali. I più seri giocatori di Quake sono, in tutto e per tutto, gentilissimi, gente di cuore con il pallino del ‘problem solving’ e del gioco; essi si faranno uccidere sulla strada, in mezzo al territorio nemico, per aiutare un ‘novizio’ nemico che non sa dove portare la bandiera catturata. Soprattutto, i giocatori di Quake sanno che il nemico di oggi è l’alleato di domani. Cos’hai da dire a coloro che criticano Quake per la sua violenza? E.J. Gold: Che dovrebbero saper guardare oltre.
Puoi spiegare meglio come vedi la vita dopo la morte? E.J. Gold: Detto in maniera forse semplicistica, quando muori il tuo spirito va nei Bardo inferiori. E’ una dimensione spirituale simile a Quake. Ci sono entità che si trovano là proprio per prenderti lo spirito. Tu devi imparare a sopravvivere e ad evolverti spiritualmente. Se ti sparano e ti ammazzano, ti reincarnerai sulla Terra senza alcun indizio del perché. La ‘vita dopo la morte’, comunque, è un punto discutibile, se prima non hai realizzato la ‘vita dopo la nascita’.
Com’è che Quake sia un tale strumento per insegnare? E.J. Gold: Giocare in linea è un meraviglioso modo d’incontrare esseri disincarnati. Ognuno ha un ‘avatar’ attraverso cui si pone in relazione con altri esseri, anch’essi rappresentati in linea da altrettanti ‘avatars’. Mi piace un sacco Quake e la sua non ufficiale filiazione, Rubabandiera, e Fortezza a Squadre (Capture the Flag e Team Fortress), poiché promuovono parecchi valori importanti: il senso di appartenenza ad una squadra che conta su dite, che tu ci sia, e che ti faccia avanti quando il gioco diventa duro; in poche parole, non te ne vai nel mezzo ad una partita. Quake insegna il concetto di uno scopo che trascende non solo una morte, ma parecchie morti. Dà anche un preciso incremento di comprensione, con un’accentuata curva d’apprendimento da superarsi attraverso la frustrazione, la noia, l’ira, il risentimento, la frustrazione, la frustrazione e…. ho già detto la frustrazione? Promuove una potente capacità di comunicazione tra compagni di squadra ed una buona dose di sportività nella comunicazione tra squadre (questa gente saranno i tuoi compagni, in una prossima partita, non dimenticarlo). Sembra che operi una discreta "karma-ectomia" in qualcuno profondamente irato e furioso. Certamente promuove l’autostima e la capacità di prendere corrette decisioni istantanee. Dà anche un senso di valere qualcosa, per il fatto di condividere un’esperienza in cui una persona qualsiasi, ‘uno della strada’, possa mandare un messaggio del genere tramite la barra dei messaggi: "Questo è zen; non succede nulla, dopo".
Qual è la tua visione sul rapporto tra tecnologia, creatività e spiritualità? E.J. Gold: Non vedo alcuna differenza tra tecnologia, creatività e spiritualità. La tecnologia è una forma applicata della creatività dello spirito. La creatività, in se’, se esaminata accuratamente, è solo una sintesi di cose esistenti. La creatività di marketing (o commerciabile) è ulteriormente modificata dall’interesse del pubblico, dalla sua domanda e dai prezzi di mercato. La spiritualità? Chiunque ti dica di conoscere i segreti dello spirito, chiedigli: "Qual è la capitale del Sud Dakota?" Se sanno rispondere attraverso mezzi spirituali (poiché neppure gli abitanti del Sud Dakota sanno la risposta esatta!) fagli questa domanda: "Se davvero sei uno psichico telefonico, com’è che ho dovuto chiamarti io?"
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