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Questa e' un'intervista rilasciata a Richard Smoley, della rivista Gnosis (che ha cessato la pubblicazione nel 1999), da E. J. Gold, lo Sciamano ad Alta Tecnologia, un pioniere della ricerca nel campo degli stati di coscienza, un insegnante di tecniche della trasformazione molto ecclettico, capace di adattare al presente tecnologie che tutte le autentiche tradizioni hanno usato in passato. L'intervista è dell'inverno 1997.


Buona lettura!

Tutto ciò che luccica

Un’intervista con E.J. Gold & co.

Di Richard Smoley

Primavera 1998 – Gnosis Magazine

 

Lasciatemelo dire subito: non so da dove venga E.J. Gold. Cosa posso dire riguardo ad un uomo che pubblica libri sulla vita nell'aldilà, eppure nega di voler preparare le persone per la vita dopo la morte; che afferma di non voler fare esibizioni pubbliche e poi si dilunga nel raccontare i propri tiri mancini; che ripudia qualsiasi connessione con la Quarta Via di G.I. Gurdjieff, mentre i suoi libri sono cosparsi del linguaggio di Quarta Via? Potremmo concludere che è un maestro del paradosso o semplicemente che gioca ad essere ambiguo.

Tutto ciò che posso affermare con certezza è che E.J. Gold è un personaggio affascinante. Gold è salito alla ribalta sin dall'infanzia. Suo padre, H.L.Gold, fu il fondatore di Galaxy, rivista di fantascienza degli anni 50, e E.J. parla frequentemente dei suoi incontri e amicizie con gli scrittori e personaggi dello spettacolo intrattenuti nell'infanzia e nell'età adulta.

E' salito alla ribalta della scena spirituale negli anni 60, conducendo gruppi e scrivendo libri. Probabilmente il più famoso di questi ultimi è il "libro americano dei morti", una riscrittura del celeberrimo testo tibetano adattato per il lettore moderno; un suo recente approccio più recente allo stesso tema è una guida agli stati della vita nell'aldilà (i bardo in tibetano) chiamata "Angels Healing Journey". Ma la sua produzione è stata molto più che semplicemente letteraria.

Ha prodotto un sorprendente numero di dipinti e ceramiche (per ciò che mi riguarda è prima di tutto un artista piuttosto che scrittore). Nel corso degli anni lui e la sua scuola si sono impegnati in un numero svariato di imprese, inclusi il teatro dei burattini; la ricerca dell'oro; la fabbricazione di gioielleria; l'animazione; la pubblicazione di libri (la casa editrice di Gold Gateways Books pubblica non solo i suoi lavori, ma anche gli scritti dell'autorità dell'enneagramma Claudio Naranjo) ed anche la produzione di dolci. Gli associati al gruppo di Gold gestiscono un negozio di cioccolatini a Nevada City, California, dove vendono, tra le altre cose, cioccolatini alla vodka, al caffè e al peperoncino di cayenna.

L'ultima iniziativa comunque sono i giochi in linea. Gold, i cui contatti col mondo esterno si sono ridotti negli ultimi anni a causa della cagionevole salute, ha abbracciato Internet. Sessioni di gruppo sono oggi condotte in linea e una delle attività favorite è Quake, un gioco in linea a cui dedica molte ore e a cui fa un continuo riferimento nel corso della conversazione.

Ma non si può pensare a E.J. Gold senza che la parola "tiro mancino" venga in mente. Uno dei più celebri, qui discusso, prende la forma di un libricino pubblicato nel 1978 e intitolato "Discussioni segrete con il signor G". Mostra sulla copertina la foto di un uomo dalla testa calva e dei grandi baffoni bianchi che il lettore è indotto a credere sia Gurdjieff. Ma è Gold. Gold afferma di avere prodotto questo scherzo per provocare la Fondazione Gurdjieff, custode capo degli scritti del maestro in questo paese, a pubblicare gli scritti a lungo celati della "terza serie" della produzione letteraria di Gurdjieff. Per quello che posso dire, la terza serie anzidetta citata è "Vedute sul mondo reale", una collezione di conferenze di Gurdjieff pubblicata nel 1973. Al momento della sua pubblicazione ci fu un momento di dubbio se in effetti fosse questo libro, la terza serie. Da qui nacque la provocazione di Gold. L'effettiva Terza serie fu pubblicata nel 1981 sotto il titolo di "Life is only real then, when I Am" (La vita è reale solo allora, quando 'Io Sono')

Un intervistatore solitamente ha solo una vaga idea di cosa lo aspetti quando varca l'uscio di un personaggio, ma quando sono andato a intervistare Gold nella sua casa di Penn Valley, California, nel settembre 1997, mi sono sentito ancora più all'oscuro del solito. Ma in effetti la realtà era piuttosto stimolante.

Guidai fino alla proprietà di Gold (che viene annunciata da un cartello "gorebag's garden", un riferimento al suo nomignolo da giocatore virtuale) e si scopre una piacevole collezione di casette in stucco bianco. Una volta dentro la casa, l'ho trovata decorata con dipinti e ceramiche molto carine (Gold possiede quello che un critico d'arte definirebbe un "tocco orgoglioso").

Sono stato accolto da circa una dozzina di persone tra cui Morgan Fox, la moglie di Gold, i suoi associati Linda Corriveau, Claude Needham e Iven Lourie e un individuo presentatosi come Shagrot, che era presente in forma non corporea, tramite un telefono amplificato. Abbiamo pranzato assieme intrattenendo una lunga e piacevole conversazione, punteggiata da arguti aneddoti e fragorose risate.

 

Smoley: Sono curioso di sapere da dove hai tratto gli insegnamenti e da chi sei stato educato. Dove hai appreso quello che sai?

E.J. Gold: Ho avuto un milione di maestri, e nessun maestro. Una volta ho incontrato un vecchio buddista tibetano ubriaco, abbiamo avuto una stupenda discussione. Harlan Ellison fu uno dei miei maestri quand'ero bambino e l'ho conosciuto bene sin da allora. Ray Bradbury fu uno dei miei maestri, e Orson Welles. Ogni scrittore di fantascienza è passato da casa nostra una volta o l'altra. Isaac Asimov mi fece da insegnante in matematica e biologia ed ho avuto molti tipi di contatto con tutti i generi di persone, da cui imparai qualcosa. Ci fu uno stupendo tassista di origine russa a New York che incontrai nel 1983 e feci videoregistrare la discussione che avemmo e se lui non era un Sufi, chi altro poteva esserlo? Quando ascolti questa discussione su Rumi tra di noi, io faccio fatica a seguirne il senso, era stupendo. Chi era? Solamente un tassista russo. Era un dottore in Russia, poi venne qui e non poté trovare altro lavoro che quello.

Smoley: come hai cominciato?

E.J. Gold: Avevo tre anni, era il 1944. Ero sul marciapiede della 49 strada est tra la prima e la seconda avenue in New York, ero sul lato nord della strada e guardavo verso sud. Ero là illuminato dal sole e pensavo "ragazzi, devo rifare questa esperienza". Ci fu un attimo di chiarezza e capii che avrei potuto vivere quel livello di coscienza di nuovo. Ho un ricordo lucidissimo di quel momento. E' da allora che tutto è cominciato per me "oh oh, devo rifarlo di nuovo". Non era una sensazione spiacevole, come una stretta allo stomaco, e non è ancora finita.

Smoley: Hai parlato di insegnamenti Sufi, e molte delle tue idee sembrano correlarsi con quelle di Gurdjieff.

E.J. Gold: Solamente in apparenza. Temo che molti dei miei scherzi siano passati sopra le teste di coloro verso i quali erano rivolti; "Discussioni segrete con il signor G" era stato pubblicato come uno scherzo provocatorio per stimolare la Triangle Editions a svelare la Terza Serie, piuttosto che una falsificazione della Terza Serie. Non fu una mia idea farlo, ma vi partecipai coscientemente per vedere se potevamo, se qualcuno potesse provocarli per far loro pubblicare finalmente gli scritti chiamati Terza Serie.

Nei miei gruppi degli anni 60 non si faceva alcuna menzione di Gurdjieff, Ouspensky o Quarta Via. La ragione è che io non ne conoscevo nulla e non me ne importava nulla. Poi nel 1969 durante un incontro, un tizio russo si intromette e fa "Questo è il più stupido gruppo di Gurdjieff che io abbia mai visto in vita mia".

"Di cosa stai parlando?" gli ribattei, e lui "ovviamente questo è un gruppo di Gurdjieff ma voi ragazzi non ne sapete nulla". Ero pure disposto ad ammetterlo ma ci stavamo perdendo qualcosa? Così ci raccontò dei "Racconti di Belzebù" che a quell'epoca non era un testo disponibile. Chiamai un amico e lui mi trovò una delle primissime edizioni. Circa dopo due settimane una fotocopia ancora calda del manoscritto originale arrivò da parte di John Pentland. Entro le due settimane seguenti ricevetti i nastri e le registrazioni di Olga De Hartmann. Gente incredibilmente dolce che capì immediatamente che non avrei in ogni caso utilizzato quel materiale in maniera distruttiva o bizzarra.

Smoley: Eppure c'è molto nel tuo lavoro che ha un'affinità con la Quarta Via. Nel "Lavoro segreto" ad esempio, definisci la preghiera come "Elkdonis", che è un termine tratto da "I racconti di Belzebù".

E.J. Gold: Bé, non è tratto da Belzebù. E' una parola greca. E' come per "orchi". Sono stati inventati da Tolkien gli orchi? No di sicuro. Sono esistiti molto prima, la parola è esistita molto prima.

"I racconti di Belzebù" è un grande plagio. Infatti è la riscrittura di un libro intitolato "Haji Baba di Isfahan". E' un plagio, praticamente fedele, di quel libro. Sarò molto franco con te riguardo questa faccenda di Gurdjieff. Ai tempi in cui venni coinvolto in tutta questa faccenda io non volevo veramente esserlo. Non volevo identificarmi con lui e non lo voglio ora. Una volta chiarito questo, ho fatto molto per attrarre l'attenzione su di me in modo molto scherzoso. Non volevo che nessuno credesse veramente che io fossi Gurdjeffiano o che abbia nulla da spartire con i suoi insegnamenti. Per nulla. E devo essere molto chiaro a questo riguardo, lo smentisco.

Come ti ho detto questo tizio russo si intromette e fa "questo è il più stupido gruppo di Gurdjieff a cui abbia mai partecipato". Bene, lui ha deciso che era un gruppo di Gurdjieff, non noi, noi non sapevamo chi fosse Gurdjieff. Quando lo scoprii feci leggere ad alcuni l'introduzione ai Racconti di Belzebù, solo l'introduzione, per circa sei settimane. ravamo nel 1969. Adesso siamo nel 1997 e ci tocca ancora sentire questa storia.

Ho fatto alcuni riferimenti, ma il 90% dei riferimenti fanno capo non a Gurdjieff ma all'esposizione di Ouspensky delle idee di Gurdjieff. Come sai, è una faccenda completamente diversa.

Smoley: Vero, ma stavo leggendo il tuo libro, "Il lavoro segreto" prima di venire qui. Ci sono riferimenti alla "sofferenza dell'assoluto" "rimorso di coscienza" e altre idee di Gurdjieff.

E.J. Gold: Quello che faccio è prendere dei concetti che la gente mi chiedeva negli anni 70, "cosa intende Gurdjieff dicendo ciò?" "Cosa intende Gurdjieff con quest'altro?" "Cosa vuole esprimere Ouspensky in questo passaggio?". Questa faccenda Gurdjieff-Ouspensky è stata una grossa fissazione per dieci anni e la gente continuava a chiedere queste cose. Io facevo del mio meglio per rispondere alle loro domande ponendomi al livello e nei termini che essi comprendevano. Cosa significa "Rascooarno"? Rascooarno è la separazione del corpo dallo spirito. Cosa significa realmente? Preferisci che ti risponda nei termini del ba, del ka? Te o posso spiegare nei termini dell'egittologia, della terminologia di Gurdjieff, e così via.

E' un peccato che queste cose sono state racchiuse ed associate solamente con Gurdjieff. Non dovrebbe accadere così, veramente. L'enneagramma non era un concetto di Gurdjieff, lui non l'ha inventato, proprio come Anton Szandor LaVey non ha inventato il pentagramma ad ogni buon conto. Ron Hubbard non ha inventato la "chiarezza". Eppure la parola "chiarezza" è oggi considerata una parola di Scientology. Non si può utilizzare per nessun altro scopo? Si può, ma si corre il rischio di essere coinvolti in questioni sui diritti di proprietà della parola.

Lo stesso è accaduto col vocabolario di Gurdjieff. E' stato scavalcato dalla 'Gurdjieffianità'. Che non è Gurdjieffiana ad ogni modo, ma il 90% di essi sono convinti che Gurdjieff era un santo e non qualcuno come loro che li sfidava ad intraprendere lo stesso viaggio.

Se chiedi a Pir Vilayat "Cosa pensi di E.J. Gold?" la prima cosa che soleva rispondere era "E.J. continua a cambiare il cammino". Io non sono considerato Sufi dai Sufi. Gli entusiasti di Quarta Via non mi considerano di Quarta Via, i Gurdjeffiani non mi considerano Gurdjeffiano, Gli ebrei non mi considerano ebreo. Sono ripudiato da ogni possibile gruppo esistente.

Smoley: probabilmente è il miglior viatico.

E.J. Gold: Credo sia una raccomandazione, Si! Sono orgoglioso di poter affermare che non sono membro di alcuna organizzazione religiosa. Nessuno di quei circoli mi avrà mai.

C'è un altro fattore: sono un giocherellone, ma non un giocherellone vanesio; non faccio scherzi a persone che possono farsi del male. Non credo che lo scherzo fatto con "Discussioni segrete con il signor G" abbia fatto del male a qualcuno. Non era quella l'intenzione, era solo mirato a far fare a certe persone le cose giuste. Questo è quanto. "Ora abbiamo incontri nel ciberspazio; tutti sono uguali. Non c'è uomo o donna. Diciamo che la maschera è assente dagli incontri"

Claude Needham: E non ha fatto alcun male alle persone che abbiano almeno un barlume di consapevolezza che non si può credere a tutto ciò che si legge.

E.J. Gold: E' proprio così. Voglio essere sicuro che le persone non vengano fatte fesse. Non ho mai avuto la sfrontatezza, l'imprudenza di addebitare a qualcuno mille dollari per frequentare una delle mie classi e non posso immaginare alcun gruppo che possa fare ciò. Non è solo stupido, è un'oscenità.

Noi ci manteniamo intenzionalmente molto, molto vicino all'orlo della povertà poiché questo ci mantiene acuti. Noi vogliamo solamente fare così. Se chiedi a queste persone qui radunate chi sono io, scoprirai che alcuni di loro hanno abbandonato lavori da 100 - 150 mila dollari l'anno per essere qui e lavorare assieme con me; lavorare assieme a tutti gli altri.

E' un gruppo di persone unico perché non si sono raccolte per seguire il leader. Infatti, per cinque anni, io sono stato tecnicamente morto. Lavoro come consulente di tanto in tanto, ma sostanzialmente loro sono per loro conto. Sono un ospite nella comunità. Sono pure licenziabile. Questo è stato un patto stabilito dall'origine, che chiunque nella mia posizione sia licenziabile dalla comunità se lo reputassero un pesce in un barile.

Smoley: Qual è lo scopo della comunità quassù?

E.J. Gold: Io direi lo spirito di squadra. Che costituisce un non-ossimoro (ossimoro= figura retorica che consiste nell'accostare, nella medesima locuzione, parole che sprimono concetti contrari. Es: lucida pazzia; ghiaccio bollente....n.d.r.). Dove c'è lo spirito ci può essere la squadra, e dove c'è una squadra ci può essere lo spirito. Quando hai lo spirito e la squadra allo stesso tempo, è diverso dallo spirito individuale, dall'ardire del singolo.

Quand'ero bambino il mio maestro di musica, Pete Seeger, mi disse che il suo più alto scopo nella vita era quello di aiutare la gente perché lavorasse assieme per un scopo che escludesse il profitto. Qualcosa che essi non facciano per il proprio mero beneficio.

Se hai mai voluto qualcosa per te stesso, come ognuno di noi fa, non puoi aspettarti di ottenerlo se prima non impari come donarlo. E' nell'insegnamento stesso che l'apprendimento è contenuto. Questo è ciò che ho appreso da ogni insegnante abbia mai incontrato.

C'è il tipo di scuola dove tu arrivi e dici "Cosa posso ottenere?" oppure "Che lati positivi ha tutto ciò per me?". Vedi, ho organizzato gruppi di lavoro, credo di avere avuto circa 20.000 persone nei vari gruppi di lavoro in 37 anni. La maggior parte delle persone chiedeva "Cosa ne ricaverò di buono?"

La mia risposta è sempre la stessa: "Questo non è per te, non ti porta alcun beneficio, non devi aspettarti di ricavare nulla da tutto questo. Se otterrai qualcosa, potrai ritenerti fortunato perché io non ne ho mai ottenuto. Tutto ciò che farai è dare. Qui sta tutta la storia. Solamente dai e dai e dai. E costa, il dover dare. Addirittura paghi per poter dare. E alla fine non ottieni nulla, proprio nulla, allora se puoi gestire tutto ciò, questo è il tuo posto."

Tutti quanti pagano, per restare qui. Anch'io. Noi non siamo stipendiati, normalmente; finiamo per pagare. Noi sosteniamo. Non c'è alcun modo per cui l'amministrazione vorrà o potrà mai sostenere tutto ciò. I miei libri sono poca cosa. Tutto quello che facciamo è poca cosa, non siamo un gruppo grande, importante, una scuola potente. Non gestiamo alcun monopolio su alcunché. Non c'è nulla che nessuno possa volere da noi che non si possa trovare da altre parti. Dunque non è quello che facciamo che è speciale qui.

Iven Lourie: Un nome per definire quello che facciamo qui è la via del servizio, e come E.J. dice, questo non è l'unico gruppo o scuola che si è posto sulla via del servizio. Vengo da una famiglia di operatori sociali, e loro mi dissero, "Va bene ragazzo, il vostro gruppo gestisce questa comunità senza scopo di lucro in California: Lavorate coi senza casa, con gli affamati, col movimento anti AIDS?" E io gli dico "No, non è proprio così". E loro "Allora cosa fate? Che tipo di lavoro socialmente utile fate?"

A me sembra che noi operiamo con quella larga fetta della popolazione che agisce senza coscienza alcuna, o che opera "dormendo". Credo che questa ci definisca come un'organizzazione di servizi del tutto speciale.

Ho compreso dopo tanti anni che più offrivo qualcosa alla gente, più mi avvicinavo a qualche tipo di fonte di questo insegnamento. E ti posso assicurare che dopo venti anni ho smesso di preoccuparmi se noi agiamo seguendo a tradizione derviscia o quella tibetana o quella ebraica; noi ci definiamo una comunità ebraica non ortodossa quassù.

Smoley: Quanto è grande la comunità?

E.J. Gold: E' fin troppo grande. Tu hai visto circa la metà della popolazione adulta, che vive in varie località quassù, effettivamente sparsa tra San Francisco e Reno. Abbiamo 50 persone nello staff. Come potremmo lavorare con più di, diciamo, 350 persone sparse per il mondo e mantenere la nostra qualità? Così questo è il nostro livello massimo, circa 350 persone. Ma poiché facciamo moltissime cose in linea (via Internet) adesso, questo non importa più. Io sto incoraggiando le persone a restare dove vivono e a contattarci in linea.

Eravamo soliti avere incontri dal vivo, adesso i nostri incontri sono nel ciberspazio; tutti sono uguali. Non c'è distinzione tra uomo e donna, Diciamo che la maschera è assente dai nostri incontri in rete. Ho trovato persone che venivano agli incontri come fosse un club per cuori solitari. E ho frequentato incontri con 10.000 persone radunate, prima di rendermi conto che quello non è un modo efficiente per radunare un gruppo di lavoro.

Smoley: I Sufi parlano di qualcosa chiamato "Baraka". In aggiunta alla maschera e ai feromoni, è possibile che qualcosa di più sottile sia trasmesso tramite il contatto diretto interpersonale. Non credi questo sia importante?

E.J. Gold: No

Needham: I direi che il contatto diretto non è in relazione col meccanismo biologico. Ne abbiamo avuto l'esperienza diretta in linea: stai guardando un avatar con una forma tutta blu e potresti essere in contatto diretto, da essere ad essere, in quel modo. Shagrot: Il messaggio trascende il messaggero. E altrettanto facile, se non più facile ancora per me leggere le persone quando giochiamo a Quake come se fossi nella stessa stanza con loro.

Smoley: dai tuoi libri si evince il tuo interesse sia per i bardo che per il ciberspazio. Alcune persone sembrano considerarli come concetti equivalenti oggi.

E.J. Gold: Analoghi è una terminologia più corretta. O contigui perlomeno.

Smoley: Forse lo puoi definire meglio. Il lavoro nel ciberspazio ti prepara per gli stati che seguono la morte?

E.J. Gold: Io non preparo le persone, né professo di poter preparare le persone per gli stati dopo la morte. Quello che cerco di fare è prepararli per le vita. E poi cerco di capire se posso riunire il tutto qui adesso, una continuazione sarebbe l'ideale, ma noi ci stiamo rivolgendo ad una popolazione che trae la massima estasi da un gol a football. Non hanno nulla a che fare con le loro vite.

In tale ambiente, non posso insegnare alcuna preparazione, se non per la vita in se stessa. La domanda è: C'è vita dopo la nascita? E per questo sono molto interessato nello sviluppare un'atmosfera di apprendimento, di profondo apprendimento. Cos'è il profondo apprendimento? John Lily usava chiamarlo "profondo livello di metaprogrammazione".

A parer mio quello che succede qui è che noi stiamo imparando a lavorare assieme come un gruppo. Parte dell'orientamento dei bardo è la sensazione che si è soli. Sei tu contro tutto, tutto si ritorce contro, l'universo intero ti viene addosso all'improvviso.

Smoley: Una specie di vita di tutti i giorni.

E.J. Gold: Si! Proprio così. Sono stato nella cosiddetta professione di insegnante abbastanza a lungo per sapere che quello che ti aspetti avvenga è proprio ciò che non avverrà. Decisamente no, non importa quello che pensi. Tutto ciò che puoi sperare è di non farti del male, non fare del male agli altri, e in qualche modo raggiungere uno stato di trascendenza assieme.

Seguiamo una cosa dopo l'altra, non importa. La forma non costituisce una differenza. E' l'intento, lo scopo e la coerenza e il lavoro di squadra e l'apertura dietro tutto questo. Questo è ciò che conta. Non è quello che stai facendo, è come lo fai. Non c'è nessuno che cerca di vincere qualcosa da qualcun altro, ma tutti sono responsabilizzati nel rendere questo gioco piacevole.

Il gioco in se stesso non è piacevole! E questa è la meraviglia di non sapere cosa sta per succedere dopo, anche se il gioco è vincolato alle proprie regole e regolamenti e dalla sua natura cibernetica, non può superare questi limiti. [Riferimento a 'CTF - Capture the Flag' Un livello di Quake in cui due squadre giocano a 'Ruba-bandiera', n.d.r.] Così la bandiera sarà là, tu correrai per riprendere la bandiera; come cavolo può essere interessante tutto ciò? Si può giocare per sedici ore al giorno, giorno dopo giorno? Noi lo facciamo.

Io ho questa visione che cerco di impartire. Come sarà probabilmente il più alto livello dell'universo, poco prima di raggiungere quel punto dove l'universo finisce? Abbiamo lavorato con un tipo chiamato Jack, che era un fisico, un fisico matematico. Jack è entrato un giorno e il suo viso era di cera, era sbalordito. Claude ed io gli chiediamo "Che succede? Dai siediti un attimo, andiamo al bar, mangiamoci un Pastrami".

Così ci andiamo e ci sediamo e lui comincia a confidarci lo stato di sbalordimento in cui è immerso, e dice "stavo proprio leggiucchiando", dice, "e stavo studiando chimica e poi matematica e improvvisamente ho realizzato che quando arrivi al fondo delle cose, non c'è proprio nulla. E' giusto un tessuto di luce oscillante e mutevole che non è neppure luce! E' auto irradiante! E che diavolo è questa cosa?"

"Bé, Jack, hai scoperto il chiaro, luminoso, splendente vuoto! I buddisti hanno cercato di dirtelo per anni, ragazzo!". Ci era arrivato, ci era proprio arrivato, a quel concetto che non esiste nulla di veramente reale qui. E questo lo aveva sconvolto.

Smoley: In qualche modo uno ha l'impressione che l'illuminazione dovrebbe essere un'esperienza un poco più piacevole.

E.J. Gold: Ogni maestro, ogni "shmuru" che ho visitato, gli ho sempre fatto la stessa domanda: "Hai mai paura? Temi mai qualcosa?" Nessuno mi ha mai risposto di no. La gente mi dice "Ho avuto un'esperienza psichedelica ed è stato così inebriante! Mi piaceva! E' stato grande!", ed io dico "Ti è piaciuto? Lo vuoi riprovare? Che cosa sei, fuori di testa? Non sei mai stato in viaggio. Non sei ma stato là! Se pensi che sia un posto divertente dove andare, e ci vuoi ritornare, non hai colto l'esperienza!". Non è un posto piacevole. Se lo fosse, l'universo come lo concepiamo non esisterebbe.

Morgan Fox: Ricordo che una vola i bambini ti chiesero della morte, e io pensai "Questo è proprio carino. Il papà adesso gli dirà tutte quelle cose sulla morte, di non avere paura..." E invece lui disse "O mio Dio! Ti fanno a pezzi! E' la cosa peggiore che ti possa avvenire!" "Io non credo e consiglio a nessuno di credere nell'esperienza personale. Ho avuto allucinazioni e so quanto potenti possono essere."

E.J. Gold: Non c'è modo di confrontarsi. Nessun modo in cui potersi confrontare, alla fine sarà orribile, e tu avrai un sacco di dolore nel passare a quella bella oscurità. Non la prenderai in modo tranquillo se ti rendi appena conto di cosa sta per succedere. Nessuno vuol morire. E fino all'ultimo momento, tu non vuoi lasciare andare. Nessuno lo vuole! Il Buddha non vuole lasciare la vita fino all'ultimo momento, e tu neppure. Lo spirare è un respiro duro da prendere.

Gurdjieff e Socrate avevano entrambi una cosa molto interessante da dire in proposito, cioè che il dolore, il dolore atroce, è la sola unica preparazione con cui puoi affrontare la morte, e anche allora non puoi capirla. Sto facendo delle parafrasi orribili, ma questo ne è il senso.

Smoley: Cosa ne pensi dell'attuale ondata di materiale tipo Betty Eadie, in cui la gente ha delle esperienze beatifiche di quasi morte? Credi che stiano presentando il tutto sotto una falsa luce?

E.J. Gold: Ho un modo per spiegare questa roba. Immagina di essere seduto ad un computer ad un tavolo. Puoi alzarti dal tavolo ma non puoi lasciare la stanza. Hai un computer sul tavolo e col computer puoi disegnare e descrivere ogni spazio, ogni mondo tu possa immaginare. E tu puoi fare accadere qualsiasi cosa che ti venga in mente e che ti immagini avvenga. Arriva un momento in cui devi chiedere a te stesso "Ma funzionerà questo mondo?"

Così entri in questo spazio per scoprirlo. Allo scopo di entrarvi, ti devi incarnare. Quando lo fai, sperimenti la piena forza della tua creazione, inclusi i circuiti del dolore che tu stesso hai concepito nel meccanismo. E allora veramente sperimenti come funziona il tutto. E' come se il principe Carlo volesse scoprire cosa vuol dire fare il minatore in Cornovaglia.

Ma tornando alla tua domanda, prima di tutto, a parer mio, il 99% di tutto quello che chiunque troverà sarà qualcosa di preconfezionato, messo sul mercato per permettere a qualcun altro di guadagnarsi da vivere. Sarà probabilmente la crociata di qualcuno trasformata in un racket.

Io penso che la questione della morte edel morire è piuttosto una faccenda da operatori sociali nella nostra cultura. "Lascia che ti prepari per la morte ed il morire. E lo faremo essere così bello." La morte non è mai bella.! E' orribile! Succede al tuo corpo, a te, e se mai hai avuto una sensazione di morte, se mai sei arrivato vicino alla morte, lo sai. Fa un male cane; non ti piace; non piace a nessuno; nessuno vuole morire.

Smoley: Per andare su un argomento lievemente differente, parli di angeli nel tuo libro "Angels Healing Journey". Cosa sono gli angeli?

E.J. Gold: Gli angeli sono un numero di cose differenti. Gli angeli, come gli alieni e come i Russi e come gli orsi e come i pianeti, non sono di nessuno! Non c'è nessuna cosa che sia un angelo e che assomigli ad altri angeli. Alcune di queste cose che sono chiamate angeli non dovrebbero essere definite per nulla angeli, proprio come alcune cose che sono definite Ufo e non dovrebbero esserlo.

Io non mi fido, e consiglio tutti a non fidarsi, dell'esperienza personale. Ho avuto allucinazioni e so come possono essere potenti. Ho lavorato nella vasca Samadhi [detta vasca di deprivazione, vasca di galleggiamento, n.d.r.] dove ho sperimentato allucinazioni completamente espanse, tridimensionali, allucinazioni tattili e so quanto siano potenti. D'altra parte non misento di dire : "Ho incontrato un angelo!" Certo che l'ho incontrato, ma ho anche provato esperienze di allucinazioni espanse, e allora cosa significa?

Alcuni angeli sono indubbiamente alieni. Alcuni angeli sono indubbiamente anime dei morti. Alcuni angeli sono indubbiamente santi, o individui trascendenti. Alcuni angeli sono individui che non fanno per nulla parte di questo universo e lo stanno solo attraversando. E così via. Queste sono tutte potenziali definizioni di angeli. E credo si possano sviluppare almeno un centinaio di categorie che la gente ha ammucchiato in una unica categoria e dice "OK, questi sono angeli". Cosa realmente faccia parte di questa categoria, non lo so. La tradizione occidentale dice che dev'essere una figura religiosa, dev'essere qualcosa proveniente da Dio, dev'essere qualcosa derivato dal sistema di gestione manageriale celeste. E' come se il paradiso fosse come l'IBM o la Xerox.

Dal mio punto di vista, un angelo è qualcuno che sta operando con un set di leggi differenti. Forse è un essere interdimensionale, forse è qualcuno che scaturisce dalla mente di Dio. Non lo so. Ma qualsiasi cosa siano, operano nel nostro ambiente in modo molto simile a come si opera nell'ambiente dei giochi virtuali.

Noi siamo Dio nell'ambiente dei giochi per computer. Dato di fatto, in due mesi, molti di noi hanno raggiunto uno stato di divinità, nel senso che siamo giocatori di livello superiore. Siamo praticamente imbattibili. Siamo battibili solamente da gente della nostra stessa categoria. Questo ci spalanca un mondo molto interessante, perché stiamo aspettando combattenti di valore. Così è nostro specifico vantaggio di portare persone al nostro livello così che essi possano diventare superbi giocatori e noi possiamo avere qualcuno con cui giocare. Il momento in cui controlli il gioco, la prima cosa che vuoi fare, se sei una mente lucida, è di non voler essere in pieno controllo, non immischiarti, lascialo stare e lascia che la gente lo usi a suo modo. Il più grande comandamento di Dio è: fa' la tua strada!

Smoley: Che solitamente è la più difficile.

E.J. Gold: E' una cosa difficile da imparare. Prima ti viene il complesso di Gesù, devi risvegliare tutti quanti. Noi tutti ci andremo, noi tutti lo attraverseremo! Noi lo facemmo e lo facciamo! Non c'è nulla di peggio che un ubriaco convertito.

Smoley: Cambiando leggermente argomento, un'altra cosa che volevo chiederti riguarda la pazza saggezza [rif: 'Crazy Wisdom' - Chogyam Trungpa, n.d.t. ].

E.J. Gold: Mi devi illuminare, non lo so. Ho l'orribile sensazione che sia una di quelle terribili definizioni yuppie. Proviamoci in un altro modo. Dicci cosa è per te la pazza saggezza e cerchiamo di lavorarci sopra.

Smoley: Fare scherzi alle persone per poterli illuminare.

Shagrot: Nessuno illumina nessuno.

E.J. Gold: Vero. E innanzitutto, io non faccio scherzi alle persone.

Linda Corriveau: Anche se circolano alcune storie pazzesche che me lo fanno credere.

E.J. Gold: Lasciami dare un esempio di una storia che Morgan ha sentito riguardo a me. A Morgan questa storia è stata raccontata del tutto seriamente, e centinaia di persone l'hanno ascoltata così com'é.

Fox: Una delle prime cose che ho sentito dire riguardo a E.J. era che lui viaggiava fino in Canada, su all'isola di Vancouver e che partiva da Los Angeles in treno. E si chiedeva alla gente di portarsi la macchina da scrivere, uno di essi cercando di salire sul treno fece cadere la macchina da scrivere sui binari. E le fu detto di andare sulle rotaie a raccogliere tutti i tasti che si erano sparsi, ciò mentre c'era un treno che si avvicinava. E questo pazzo stava ordinando alla donna di andare sui binari a raccogliere i tasti! E poi saltò fuori, quando glielo chiesi anni dopo, che si trattava di una macchina da scrivere di tipo Selectric, senza tasti.

E.J. Gold: Non solo, ma non la stava portando con se, era nel bagaglio. I facchini trasportavano tutto a bordo.

Corriveau: Ma qualcosa cadde sui binari?

E.J. Gold: Nulla.

Fox: Un paio di anni dopo andai in Inghilterra ed ero in un appartamento di un rigidissimo Gurdjeffiano, veramente noioso, ma con dei magnifici, magnifici libri. Guardo gli scaffali e tutti questi libri e scorso questo piccolo librettino, lo tiro fuori e si chiama "La resa spontanea"; lo apro, è lungo tre o quattro pagine ed è incredibilmente bello, profondo. Leggo l'autore - E.J. Gold - e faccio "Ma stai scherzando… questo è il tipo che..."

E.J. Gold: …Getta le macchine da scrivere giù dai treni!

Fox: Ed era intrigante che questa persona che era un rinomato folle scrivesse di spiritualità in modo così profondo.

E.J. Gold: Mio padre aveva un sacco di amici letterati e uno di essi era H. Allen Smith. Uno dei libri che ricevetti da H. Allen Smith da bambino fu "Il manuale pratico del buffone". Nel libro si ribadisce più volte il concetto che lo scherzo non deve mai fare del male ad alcuno. Io sono un buffone professionista, ma non un pivello. Quando percepisco che qualcuno può sopportarlo, io faccio lo scherzo. Decisamente. Ma mi aspetto anche che mi ritorni indietro dieci volte.

Ne abbiamo parlato per molte ore e più o meno tutti quanti qui hanno la stessa attitudine riguardo ai pivelli (i 'newbie'), ai loro diritti e al rispetto che bisogna portare loro. Eppure nelle comunità spirituali la prima cosa che succede è che loro si presentano là e sono colpiti dai teppisti spirituali. Così quando ne hanno abbastanza con tutte le puttanate e i magnaccia spirituali e sono stati pesantemente martoriati, allora generalmente si rifugiano qui. Distrutti, senza più incisivi, coi buchi nella maglia, con le suole bucate, ma arrivano qui e sono pronti per il lavoro. E allora questo è il momento in cui li prendiamo, dopo che hanno attraversato tutta questa cosa, e sono stati fregati, bolliti e tatuati tante volte dai gruppi spirituali e dai loro leaders. Arrivano qui sconfitti, in rotta, ma pronti per il gioco e per il lavoro. Ed è allora che cerco di farne qualcosa di buono.

Needham: La pazza saggezza è un termine di marketing ed arriva, nelle sue origini, da Boulder, Colorado, credo.

E.J. Gold: Credo che tutte le cose negative a livello spirituale siano arrivate da Boulder in un momento o in un altro. Shagrot è qualcuno che potremmo caratterizzare come un pazzo saggio. Fa questo tipo di cose fino ad un certo punto; è una specie di strambo; fa delle cose che sono fuori di testa e pazzesche; anch'io le faccio di tanto in tanto. Ma non le facciamo mai di fronte agli ultimi arrivati e certamente non le facciamo in pubblico! Hei, l'ultima cosa che vorremmo fare è esibirci in pubblico e avere l'approvazione delle scimmiette. Qual è il punto? E' così facile andare in televisione con le più stupide, le cose più idiote di questo mondo...

Smoley: Questo è il solo modo per andare in televisione...

E.J. Gold: Potresti diventare un Maharishi da un giorno per l'altro; tutto quello che ti serve è della gente che rifiuti di capire. Tutti qui l'hanno capito prima o poi; tutti siamo passati dal complesso di Gesù; tutti siamo passati dalla fase "dobbiamo svegliarli…"

Smoley: Jay mi diceva che un suo vecchio amico in Los Angeles è entrato nel vostro gruppo una volta e si trovò davanti tutti quanti vestiti da pollo.

E.J. Gold: Lascia che ti racconti la storia che ci sta dietro. Lavoravo per strada allora. Avrei radunato il gruppo e l'avrei condotto per la strada a elemosinare. In modo elegante e caotico, in tutti i modi. Chiedevamo la carità in vario modo. Poi davamo i soldi ai bisognosi, ma quella è un'altra storia.

Ad ogni modo eravamo fuori per strada un giorno e mi imbatto in un tizio dal Texas che aveva appena organizzato una cosa chiamata ISKCON, Società internazionale per la coscienza di Krishna. Quello che era successo era che lui era stato in galera, credo in Texas, e si era convertito a Krishna. Era finito nell'appartamento di Allen Ginsberg. C'era un tipo seduto vicino al termosifone, faceva freddo, eravamo nel bel mezzo dell'inverno. Il suo nome era Prabhubpada, era seduto lì che cantava "Hare Krishna". Così prende questo tipo e dice, "Questo non è posto per te. New York non è un posto per te, andiamo a Los Angeles".

E allora va a Los Angeles, piazza Prabhupada davanti ad un negozio giù in città nel quartiere di South Central e gli fa "prepara da mangiare, io porto la gente" e va per la strada a raccogliere le persone. E fu lui a cominciare la moda degli Hare Krishna con ragazzi per strada e le tuniche arancioni. E naturalmente il modo migliore per attrarre ragazzi era quello di dar loro da mangiare. C'erano loro o i bambini di Dio; i bambini di Dio battevano le strade alla ricerca di ragazzi fatti di acido. Tutti quanti erano per strada, per raccogliere i bambini che erano stati scossi dalle fondamenta.

Così il tipo che inizia questo movimento Hare Krishna è fuori per strada con gli amici e le tuniche arancioni. E io raccolgo un gruppetto. Andiamo agli Universal Studios e parlo con un mio amico laggiù che gestisce un reparto di costumi, perché ci faccia portare fuori di nascosto una dozzina di costumi da pollo, che portammo giù a Hollywood Boulevard. Quella sera ci vestimmo in costume e cominciammo a cantare "Hare pollo, Hare pollo, pollo pollo, Hare Hare" ['Hare Chickena!…n.d.t.'] e cominciammo a fare discorsi sul Grande Pollo e l'uovo cosmico e di come la terra fosse un uovo che si sarebbe inevitabilmente aperto e noi lo avremmo evitato, covando la terra-uovo.

Quello che avresti dovuto fare era metterti a tua volta questo costume da pollo e sederti per terra; trovarti uno spazio libero, sederti e metterti a covare la terra, per tenerla al caldo e fare che il grande uovo-terra, così bello, perché non si rompesse. Vendevamo incenso di merda di pollo. Usai alcuni dei miei oli essenziali per sintetizzare un aroma di merda di pollo.

Smoley: Fai ancora cose del genere?

E.J. Gold: Si, certo che le faccio, ma le faccio in linea adesso. Non le posso più fare fisicamente, non ne ho la forza. Se potessi lo farei. Sarei sulla strada e lo preferirei. Questo è il genere di cose che mi piace fare. Non sono tanto un oracolo o un giocatore. Mi piace porre le domande, non risponderVi; preferisco farti cercare le tue risposte alle cose. Come dico di solito, il livello del campo di gioco è il mio interesse.

Per i 35 anni in cui ho lavorato con gruppi di lavoro, la mia spinta maggiore è stata quella di creare un ambiente confortevole perché la gente potesse esprimersi, potesse essere se stessa, fare cose e non essere sopraffatta dalla mia presenza. Ed in molti casi questo ha significato superare timidezze, cosa che anch'io ho dovuto fare. Ero molto timido da bambino. Ho dovuto superarla perché ero circondato da gente di spettacolo e non si può essere timidi con la gente di spettacolo.

In altre parole, io non vengo da nessun posto speciale, non vengo da nessun posto differente da altri. Ho cominciato da sbandato e resto uno sbandato. Ho solo una conoscenza un poco più approfondita di quella di altri, sono un po' più abile in alcune aree. Sono aree di conoscenza, dove tutti possono approfondire la propria abilità con un poco di attenzione e di applicazione. Io sfido tutti quanti ad essere migliore di me in tutte le aree. Dovrebbero riuscirci, visto che io ho cominciato già rovinato.

Non sono interessato ad acquisire un sacco di adepti, e nessuno qui lo é. Nessuno vuole gente come quella attorno. Sono una bella rottura, come sai bene. Sono facili da ingannare e facili da separare dai loro soldi; sono stolti, e si separeranno presto dai loro soldi e per noi non è interessante essere il loro carnevale o il loro circo. In un circo, il tuo unico interesse è fare uscire dalle tasche dei gonzi il massimo che puoi avere il più velocemente possibile.

Se i soldi non sono il tuo scopo, e il tuo scopo non è nemmeno l'indottrinamento (infatti è proprio l'opposto dell'indottrinamento, vuoi che loro pensino per se stessi, non vuoi che siano inquadrati in sistemi di pensiero) allora sei destinato a restare un gruppo molto piccolo. Non puoi fare nulla per le masse di milioni, che sia di alcun valore. E' forse la rivista GNOSIS per le masse di milioni? Ha un pubblico di qualche migliaio.

Smoley: Se siamo fortunati.

 

Traduzione di Heruka

Tutti i diritti riservati Gnosis Magazine e Gateways/IDHHB

 
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