Capitolo 2

di "The Hidden Work" di E.J. Gold

Tutti i diritti riservati - Gateways/IDHHB

Il lavoro segreto

Nelle antiche forme di servizio religioso, l’intera assemblea era consapevole del proprio potenziale di invocazione e del proprio scopo, quello di produrre mediante i propri sforzi un’emozione superiore, condivisa da tutti i suoi membri, che l’avrebbe trasportata come un unico corpo in dimensioni superiori, prossime a quella dell’Assoluto.

 

 
In origine, i sermoni moralistici oggi comuni alle funzioni ecclesiastiche non facevano mai parte dei servizi religiosi. Nella sua forma più antica il sermone era una storia raccontata dal cantastorie del villaggio, di solito una sacerdotessa o uno sciamano. Di solito erano storie di dei, spiriti, santi, profeti e, prima che la dottrina religiosa apparisse in forma scritta, tali storie erano narrate con ampio uso della gestualità e della recitazione, proprio come tutti i cantastorie tribali, dappertutto, hanno riferito la storia ed i miti religiosi della tribù, fin dall’alba della storia, giù fino al tempo presente.
In seguito le storie, dopo innumerevoli ripetizioni, vennero formalizzate e semplificate in un qualche tipo di catechismo, posto in relazione con la conta del rosario o con la tessitura, con lo scopo di aiutare il cantastorie a ricordare i dettagli e la sequenza in cui le storie erano organizzate. Tutto questo avveniva molto tempo prima che le storie venissero messe per iscritto.
Non molta gente sa che il Vecchio Testamento in origine era una collezione di miti tribali, registrati su carta solo molto dopo, molti secoli dopo che essi erano stati introdotti nella tribù, allo scopo di preparare i suoi membri per l’iniziazione alla vita adulta. A quei tempi la tribù non era ancora stanziale, era un gruppo di nomadi, che vagava lungo le vie di scambio e d’acqua.
Poi venne il periodo in cui le storie vennero organizzate in varie forme teatrali, sia come raduni religiosi ritualizzati, sia come rappresentazioni più ovviamente teatrali, dette misteri, come quelli dell’Ellenismo greco e del Medioevo nell’Europa occidentale; venivano eseguiti di fronte a un pubblico che non sapeva leggere né scrivere, tenuto dalla potente aristocrazia in condizioni di perpetuo analfabetismo, ignoranza e superstizione a livelli inumani, solo per controllarlo più facilmente.
Nella fase successiva, Quando il popolo fu in grado di leggere e divenne un po’ più informato, a dispetto di qualunque cosa potessero fare i potenti per impedirlo, questi miti tribali divennero più o meno alla portata del popolo, per cui i leader religiosi passavano la maggior parte del loro tempo a giustificare i miti sviluppatisi lungo i secoli, spiegando ora questa ora quella discrepanza.
Di lì a non molto, queste storie tribali divennero lezioni moralistiche ritualizzate, interpretate a beneficio del pubblico secondo i condizionamenti soggettivi e le fobie personali del prete officiante.
All’inizio nelle chiese, quando i loro organizzatori possedevano reale conoscenza, veniva utilizzato tutto il processo dell’evocazione, vale a dire il processo di tirar fuori da se stessi l’atmosfera mentale ed emotiva necessaria all’invocazione, per cui l’intera assemblea poteva passare da una dimensione inferiore ad una superiore, mediante il processo di attirare giù, su di se’, una coscienza superiore; allo stesso tempo d’inviare verso l’alto le sostanze inferiori trasformate, mediante il processo di reciproco nutrimento.
Durante le più antiche forme di comunione ritualizzata che viene dai Sumeri e trova la sua migliore espressione nella Cena del Passaggio, così come offerta dall’uomo chiamato Gesù, venivano evocati il sangue, il corpo e l’esatta atmosfera dell’Assoluto.
In queste antiche forme di servizio religioso, l’intera assemblea era consapevole della propria valenza d’invocazione e tutti si aspettavano, mediante i propri sforzi, di produrre e prender parte a un’emozione superiore condivisa da tutti, la quale li avrebbe trasportati, come un unico corpo composto di corpi e menti umane, nella dimensione superiore. In questo modo da parte di sacerdoti o sacerdotesse venivano evocate, secondo una precisa sequenza, delle gradazioni esatte di stato d’animo.
Questo processo era sperimentale solo all’inizio e, dopo pochi secoli, vennero tracciate delle mappe complete degli esatti risultati di tali evocazioni mentali, emotive e psichiche e così i sacerdoti e le sacerdotesse seppero esattamente come condurre la congregazione in un viaggio in cui si faceva esperienza di un passaggio attraverso dimensioni superiori molto vicine a quella dell’Assoluto stesso.
Lo stato d’animo della congregazione non era lasciato al caso; le sacerdotesse ed i sacerdoti invocanti dovevano sembrare, a gente armata solo di conoscenza ordinaria, come maghi nel senso che essi sapevano esattamente come invocare questi sentimenti religiosi superiori. Essi intenzionalmente davano forma, mediante la vista ed il suono, allo stato d’animo della propria congregazione, per ottenere quell’esatto passaggio attraverso le dimensioni superiori che essi sapevano sarebbe stato più utile all’Assoluto.
L’architettura, la luce dalle finestre, le candele, l’incenso bruciato, la musica, i costumi e i canti, tutto contribuiva all’evocazione di questa serie di stati d’animo sacri.
L’atmosfera veniva evocata mediante la parola, la salmodia e la danza del sacerdote-cantastorie e a volte dall’aggiunta di un coro di cantanti, di danzatori e perfino dall’intera tribù, a volte con tale entusiasmo che tutti si immergevano in unione estatica. Vi potete ben chiedere come tutto questo sia andato perduto. Si tratta solo di un’altra delle malefiche conseguenze della nostra super-civiltà meccanizzata.
Molti di noi, essendo nati con la radio, la televisione e tutti i generi d’intrattenimento automatico, non hanno modo di sapere che prima dell’invenzione del fonografo e della radio nella maggior parte delle famiglie si era capaci di cantare, raccontare storie e suonare strumenti musicali. Ma dopo l’introduzione del casalingo divertimento meccanico e passivo, la gente cessò di raccontare storie, di cantare, di suonare e di partecipare attivamente a qualsiasi cosa. Da allora in poi, ci si accontentò solo di ascoltare.
Prima dell’invenzione del baseball, del football, dell’hockey, del cinema, della radio e della televisione, la gente in America per passare il tempo faceva una passeggiata nel parco, visitava un museo o una mostra, ascoltava un recital in una piccola sala da concerti o una piccola banda sotto il gazebo, si riuniva a mangiare un gelato, a cantare o a suonare strumenti musicali, oppure a casa riservava del tempo per pregare insieme o per lo studio collettivo delle sacre scritture. Naturalmente adesso tutto questo è cambiato.
Oggi ognuno siede incollato, in totale rapimento, davanti ad un tipo o un altro di schermo fluorescente, sia esso uno schermo televisivo, di computer, di videogame, aspettando che gli venga detto qual è la prossima cosa da fare, o che cosa comprare al supermercato vicino, oppure siede passivamente in qualcosa di simile ad uno stato di catatonia, mentre viene incessantemente bombardato da ciò che è diffusamente considerato come divertimento.
E' naturale che se passa anche un solo momento senza che una di queste cose tenga la sua attenzione immersa in totale seduzione, egli immediatamente e senza un momento di esitazione cambia canale sul televisore o cambia la cassetta del videogame nel computer.
Se mai questo passivo divertimento non-stop dovesse per caso interrompersi, oppure nel momento dell’intervallo della partita, apre una lattina di birra, ordina una bella pizza o del cibo cinese, o se ne va semplicemente a letto completamente confuso. E questa sarebbe la stessa gente che desidera l’immortalità!
Naturalmente, almeno per mantenere le apparenze sociali e per non mettere in pericolo le relazioni d’affari con altri concittadini, e allo stesso tempo per cercare di dare l’impressione di non essere completamente stupidi, nel senso di stupefatti come veramente sono, fanno come i Romani del Periodo Imperiale, vale a dire allestiscono uno spettacolo di grande effetto: visitano un tempio in cui, secondo il loro locale culto religioso, vengono tenuti i riti della fertilità; e questi ultimi avvengono nel modo seguente: essi siedono passivamente insieme ad altri del loro ceto; la maggior parte di essi si sono ripromessi di farsi vedere mentre partecipano ai servizi, solo in quanto sono interessati alle proprie relazioni d’affari; il loro gaudente prete o predicatore, tutto coperto di paramenti, li invita a ‘dare il responsorio’ a qualche tipo di preghiera meccanica; nel frattempo alcuni sperano che nessuno noti il fatto che sono vestiti secondo la moda dell’anno passato. Più o meno, ecco cosa ne è di questi incontri che in origine assolvevano i nostri sacri obblighi nei confronti dell’Assoluto.
La conoscenza è stata sostituita da un rituale svuotato di significato e di valore. La preghiera oggettiva è stata sostituita da quella soggettiva. Se solo conoscessimo l’antico uso ed il metodo per la preghiera, allora saremmo in grado di ripagare la natura per la nostra esistenza organica e allo stesso tempo potremmo salire sulla Croce, allo scopo di alleviare la sofferenza dell’Assoluto. Ai tempi della civiltà sumerica e babilonese, sapevano in modo esatto come produrre vera preghiera. Quelli erano i bei vecchi tempi! Quando prevalevano conoscenza e comprensione, l’immortalità non veniva ricercata di per se’. Il domandarsi perché l’uomo esiste e perché il Creatore ha dato la possibilità dell’immortalità agli esseri umani era vincolato unicamente allo scopo di alleviare la sofferenza dell’Infinito Creatore. Il Lavoro è un ritorno in questo mondo motivato dalla nostra compassione verso l’Assoluto. A causa di questa compassione, noi vogliamo prenderci l’impegno di perfezionare noi stessi, di sopportare l’eterno ritorno, di risvegliare la macchina e di farla agire verso il nostro Essere come fonte di trasformazione. Ecco ciò che rende Il Lavoro differente dal Voto del Bodhisattva, secondo il quale si ritorna in questo mondo per una forma di compassione verso tutti gli altri esseri.
Non tutti gli esseri umani sono capaci di voler lavorare per l’Assoluto. Il fatto che l’Assoluto possa aver bisogno di qualunque tipo di aiuto è fonte di autentico terrore per l’uomo ordinario. Di qui la periodica abbondanza di posti di Lavoro disponibili.
Il metodo per ascendere volontariamente sulla Croce non è più conosciuto mediante mezzi ordinari; non sopravvive più neppure nell’iniziazione, che è la conoscenza trasmessa di padre in figlio e di madre in figlia - eccetto nel caso del re Edipo.
La Preghiera Assoluta, il metodo di ascesa sulla Croce, era largamente conosciuta da tutti; perciò gli antichi iniziati non pensarono mai che fosse necessario inserirla nelle iniziazioni da tramandarsi dai loro tempi ai nostri. Così com’è oggi, la preghiera è inutile in senso oggettivo; la preghiera contemporanea è soggettiva, anche quando mandiamo ondate di buone vibrazioni verso il Signor Dio lassù nei Cieli.
Oh, forse qua e là c’è ancora qualcosa che si è preservato; a volte ci può capitare di scoprire, se sappiamo cosa stiamo cercando, della vera conoscenza che si è conservata nei rituali religiosi contemporanei. Per esempio, ad un certo punto, all’inizio della storia della vita monastica in occidente, qualcosa doveva esser conosciuto dell’ascensione volontaria, ma oggi è perduto. L’utilità della cerimonia nella religione moderna è del tutto soggettiva, poiché la religione è divenuta antropocentrica.
Dobbiamo comprendere pienamente che pregare non è preghiera, né preghiera è religione. Dovremmo sforzarci di imparare il significato della frase Bene orasse et bene laborasse, che significa Pregare bene e lavorare bene.
Nell’antico Egitto la Preghiera Assoluta era ben conosciuta; era chiamata Il Lavoro Segreto, ed i sacerdoti dei templi tenevano dei resoconti dei loro tentativi di svolgere questo servizio verso l’Assoluto. (Per caso io scoprii il metodo della Preghiera Assoluta nel corso dello studio di antichi manufatti sumeri, babilonesi, della civiltà di Ur ed egiziani, durante diversi scavi per conto di musei).
Una tecnica di alcune scuole è stata quella di trasmettere dati attraverso il cibo e le bevande ed anche mediante manufatti ed monumenti caricati in modo speciale, con un certo tipo di forza superiore. La forza trasmessa in tal modo penetra l’intera macchina biologica organica, mettendo una conoscenza speciale in contatto con le informazioni ordinarie già presenti nel cervello; questo, se protratto per un lungo periodo di tempo, può anche produrre reali cambiamenti nell’Essenza.
In alcuni casi l’influenza e le emanazioni di un manufatto, di un monumento o anche di un uomo trasformato e che diviene una sorgente di radiazioni superiori, può produrre un piccolo cambiamento in chi viene in contatto o passa attraverso la sua sfera d’influenza, anche momentaneamente, come spesso succede a chi visita luoghi sacri o entra in contatto con un santo.
Lo studio della questione di questi manufatti, monumenti e santi irradianti è stato trattato in un precedente libro, Visions in the Stones. Per il momento, consideriamo solo l’effetto generale del contatto, per quanto momentaneo, con una fonte di queste radiazioni che favoriscono l’evoluzione.
Per rendere realmente utile questo piccolo cambiamento nell’Essenza, cioè un nuovo ‘feeling’ dell’incipiente sorgere di una Coscienza Oggettiva prodotta dal contatto con un manufatto, un monumento o un santo irradiante (nel senso che produca uno sforzo verso il Lavoro), c’è bisogno di uno sforzo aggiuntivo personale, ed in ogni caso si otterrebbe un qualche effetto solo nel caso che esista un’attitudine naturale per il Lavoro; questo comunque prima o poi viene per tutti con il ripetuto passaggio dell’Essenza attraverso la vita, che è la ricorrenza dell’Essenza attraverso quell’unico passaggio all’interno di una piccola porzione della Creazione.
Mediante le tecniche del Teatro Sacro, come facevano in origine gli sciamani e le antiche sacerdotesse nei loro rituali religiosi, possiamo utilizzare il poco che conosciamo sulle dimensioni superiori come punto di partenza per penetrare al di là della nostra dimensione. In un certo senso, la preghiera Assoluta è una forma di Teatro Sacro in cui impariamo a recitare la parte (voglio dire, ad assumere il ruolo) dell’Assoluto, crocifisso per sempre sulla Croce Eterna.
Il Teatro Sacro è un mezzo efficace per penetrare nell’ignoto con l’uso di speciali tecniche di recitazione volte ad attivare funzioni mentali ed emotive superiori.
Il Teatro Sacro come forma oggettiva di quel teatro usato per la prima volta dai Sumeri nei loro primissimi esperimenti di invocazione non ha assolutamente nulla a che fare con l’auto-espressione personale o con i messaggi filosofici sputati da qualche egocentrico mostro che si pavoneggia avanti e indietro su un palcoscenico. La disciplina del Teatro Sacro può essere studiata dopo che il lavoro iniziale ha messo almeno un poco di radici.
Se possediamo un’Essenza più grande, allora ci può esser mostrata la sofferenza dell’Assoluto. Minore è l’aiuto che ci serve, più ci può essere dato. Se ci preoccupiamo della nostra parte nel Lavoro e del risultato finale della nostra preziosa piccola vita su questo egualmente prezioso piccolo pianeta di fango, allora non apparteniamo veramente al Lavoro.
Nel Lavoro dobbiamo assumerci il rischio che tutto possa non servire a nulla. Alla fine possiamo benissimo venire annichiliti, poiché anche dopo una piena preparazione per il Lavoro esiste la possibilità di non poter essere immediatamente utili al Lavoro stesso; ma se qualche volta in futuro potessimo diventare utili, la nostra necessità-di-lavoro potrebbe essere sufficiente a portarci nel Lavoro, preservandoci per un uso successivo. In ogni caso, possiamo considerare la faccenda in questo modo: se avessimo scelto la vita ordinaria, avremmo potuto vivere in pace con il nostro destino organico ordinario?
Iniziando a considerare queste questioni in modo più profondo, giungeremo a capire cosa significano veramente studio ed educazione. Lo studio ordinario consiste semplicemente nell’ascoltare qualche interessante idea esoterica ed essere capaci di ripeterla ai cocktail party ed ai nostri reciproci funerali. Studio profondo significa mettere a fuoco tutta la nostra piena attenzione con la forza del nostro Essere fin quando i dati sono completamente assorbiti; oppure tutto il nostro Essere collassa in una doccia di merda.

 

Back to Gateways

 ..
Porte d'accesso al Mondo Reale: