Capitolo 1 di "Practical work on self" di E.J. Gold
tutti i diritti riservati - IDHHB/Gateways Books and Tapes

Risvegliare la macchina
Seconda parte
(L'esercizio dell'Attenzionizzatore)

 

La nostra coscienza ordinaria può esere paragonata ad un lavoratore metalmeccanico che si é addormentato mentre lavorava; eppure, solo perchè il lavoro continua e la macchina in un modo o in un altro si arrangia a mantenere automaticamente il suo equilibrio, noi non ci accorgiamo di esser caduti nell'ipnosi ambulatoria della macchina.
La macchina é condizionata a continuare le proprie attività mentali, emotive e fisiche in modo del tutto meccanico. Le ordinarie attività della macchina non richiedono la nostra attenzione o la nostra presenza, neppure al più piccolo grado.
Quando arriviamo per la prima volta al Lavoro, siamo più animali che spirituali, poichè abbiamo sacrificato la vera coscienza per uno stato in cui siamo guidati dalle attività meccaniche, di routine, della macchina; essa fa girare la sua abituale macina dell'oblio.
E poichè la parte non-fenomenica di noi stessi, per l'influenza ipnotica delle sensazioni, delle distrazioni e delle seduzioni mentali, cade in identificazione con il sonno della macchina, un giorno anche noi moriremo insieme alla macchina addormentata, non avendo mai sperimentato cosa significa veramente essere vivi dentro la macchina.
Ordinariamente pensiamo di essere svegli, ma se la macchina é addormentata non afferriamo cosa veramente ciò significhi, e qui in effetti noi mentiamo a noi stessi. Il fatto é che noi cadiamo in identificazione con le seduzioni sensoriali e le distrazioni mentali della macchina fin dal primo momento della sua nascita; e manteniamo ciò fino all'ultimo momento, quello della sua morte.
Il primo indizio di coscienza reale avviene quando la macchina viene risvegliata, con un mezzo o con l'altro, ed inizia a funzionare come un apparato di trasformazione sul se' essenziale... ciò che chiamiamo l'Essere. Nel corso della vita meccanica e di routine, questo stato solo raramente avviene spontaneamente per caso.
Lasceremo a più tardi lo scopo di risvegliare la macchina. All'inizio, sarà sufficiente sperimentare effettivamente il sonno della macchina e vedere che la sua situazione può essere cambiata con metodi specifici che chiunque può mettere in pratica con un po' di addestramento.
Ecco qui il piccolo esperimento più sorprendente che mai incontrerete; con esso potrete vedere per conto vostro l'immediata necessità di risvegliare la macchina.
[Esercizio pratico n.1]
Usando il vostro ordinario apparato visuale, vale a dire gli occhi, seguite più intensamente possibile il movimento della lancetta dei secondi di un orologio (o un Attenzionizzatore, se per caso ne avete uno), cercando allo stesso tempo di sentire la vostra presenza all'interno della macchina, nonchè i suoni, gli odori, la temperatura, l'umidità e l'atmosfera ambientale in generale; allo stesso tempo divenite acutamente consapevoli delle sensazioni in costante cambiamento provate dalla pelle della macchina biologica, le sensazioni degli organi interni, quelle risultanti dal passaggio dei pensieri attraverso l'apparato mentale, e le emozioni che al momento presente stanno passando nella macchina.
Tutto questo mentre l'attenzione è intensamente radicata sul rapido, inesorabile movimento della lancetta dei secondi che si muove attorno al quadrante.
Quando iniziamo per la prima volta i nostri sforzi per risvegliare la macchina, l'unico risultato immediato è di accorgerci presto che la volontà della macchina di dormire é di gran lunga più potente della nostra volontà di svegliarla. Dapprima, il se' non-fenomenico non può fare nulla, eccetto esercitare la sola volontà che possiede: la volontà di attenzione.
Poichè non abbiamo una volontà nostra fin quando essa non sia stata intenzionalmente sviluppata, la nostra attenzione é catturata dalle attività ed interessi che si originano all'interno della macchina, la quale é anche sorgente di tutte le emozioni negative, di tutti i processi mentali associativi e di tutte le manifestazioni negative.
Dunque ciò che abbiamo é la volontà di attenzione. Possiamo usarla attivamente per osservare la macchina biologica umana e tutte le sue attività sia esterne che interne, sensa tuttavia cercare di interferire direttamente nella vita della macchina.
Questa sottile attività sembra niente, ma solo il fatto che la stiamo osservando risveglia un po' la macchina; la nostra osservazione attiva ha l'effetto, sebbene entro un lungo periodo di tempo, di alterare ciò che viene osservato.
Allo stesso tempo, possiamo usare questo esercizio per raccogliere la forza necessaria ad esercitare una forma di volontà più potente: la volontà di svegliare la macchina.... ma, come nella ginnastica, questo tipo di volontà richiede tempo a svilupparsi. Se una macchina addormentata non funziona come apparato di trasformazione, l'anima ( la quale é esclusivamente ed interamente un prodotto della trasformazione) non può formarsi, ed anche se lo potesse, senza il fondamento e "cibo" per l'evoluzione, non potrebbe evolversi. Se avessimo la volontà di risvegliare la macchina, solo allora la vita significherebbe qualcosa.

 

(Fine della seconda parte)
tutti i diritti riservati IDHHB e Gateways Books and Tapes
 
Capitolo 1di "Practical Work on Self":
"Risvegliare la macchina" -    
part 1      part 2      part 3