Come presentare
questo libro ed il suo autore? Per quanto riguarda il libro, lascio
al lettore il compito di scoprirlo da solo. Aggiungo solamente che è
un testo introduttivo, che prende per mano il lettore e gli presenta
gli elementi fondamentali del "lavoro su se stesso" da un
punto di vista originale e dettagliato.
L’autore, E.J.
Gold, americano che vive in California, è poco conosciuto in
Europa e per niente in Italia. Per presentarlo brevemente, vorrei subito
"vuotare il sacco" su un evento che in passato lo ha visto
protagonista (diciamo pure, che egli stesso si è creato), affinché
il lettore possa collocare il personaggio nel contesto appropriato e
valutarne le somiglianze e le differenze rispetto ad altri personaggi
e correnti.
Quanto segue non
ha pretese di esaurire l’argomento, ma è solo un breve quadro
della situazione contestuale, allo scopo di introdurre lo stralcio di
intervista a Gold che il lettore troverà poco più avanti.
C’era una volta
la Quarta Via
Dopo la morte di
Gurdjieff, per 50 anni i suoi allievi si sono sforzati di mantenere
vivo ciò che il maestro insegnava. Cosa insegnava? Insegnava
che l’uomo, così com’è, è addormentato e che esistono
specifici modi e tecniche per svegliarsi. Per 50 anni numerose organizzazioni
in molti paesi hanno reclutato persone desiderose di svegliarsi con
le tecniche lasciate da Gurdjieff. Si sono create diverse correnti di
"ortodossia gurdjieffiana", come succede quando una persona
speciale muore.

Nei primi anni
’70 si sentì parlare per la prima volta di un maestro che, per
quanto insegnasse cose in apparenza simili alle altre "scuole"
di Quarta Via, lo faceva usando modi particolarmente istrionici e grotteschi.
Distribuì, per esempio, un video in cui egli appariva truccato
da Gurdjieff, con tanto dei caratteristici baffoni e colbacco, spacciandolo
per un raro filmato che documentava la venuta di un certo signor G.
in America ("G. en Amerique"). Per un periodo alcuni suoi
libri giocarono a creare confusione, con titoli come "Discorsi
segreti col Signor G.", quando era noto che il maestro caucasico
aveva scritto solo tre serie di libri, di cui solo due pubblicati (all’epoca),
ed il terzo, incompiuto, conservato gelosamente dalla Fondazione Gurdjieff
(la più ortodossa fra le scuole del genere) ed accessibile solo
per gli studenti più fidati di quell’organizzazione.
E. J. Gold (il
Signor G.) ha recentemente raccontato in un’intervista le ragioni per
cui giocava questi scherzi, che pure gli hanno procurato il disprezzo
e l’ostracismo da parte delle suddette organizzazioni, che tutt’oggi,
a quasi trent’anni di distanza, continuano a screditarlo con ogni genere
d'epiteti.

Di fatto, E. J.
Gold afferma l’esistenza di sottili ma importanti incongruenze tra quanto
Gurdjieff insegnava e dimostrava praticamente, e quanto le scuole ortodosse
passano per oro colato ai loro studenti. Un punto importante qui riguarda
il fatto che tali scuole, in genere, si basano sulle "scritture"
ufficialmente esistenti di Gurdjieff e dei suoi più diretti allievi
(Ouspensky, Nicoll), e che tali libri sono naturalmente in forma cristallizzata
e soggetti ormai ad interpretazione "conforme ed ortodossa",
quando invece sappiamo che Gurdjieff stesso parlava un inglese approssimativo.
Egli era un orientale che pensava e si esprimeva secondo modi propri
della cultura greco-turco-armena; non era uno scrittore né un
intellettuale, ma un uomo estremamente pratico; poi, quando si accorse
che, sentendo avvicinarsi il momento della morte, rischiava di lasciare
incompiuto e frammentario l’insegnamento al quale si era sforzato di
dare radici nel mondo occidentale per tutta la prima metà del
ventesimo secolo, si risolse di diventare scrittore. Scrisse in russo
e armeno, la sua lingua nativa. Fu tradotto nelle principali lingue
europee dai suoi allievi. Questi testi restano i maggiori e più
specifici riferimenti (per non dire "la bibbia") per tutte
le scuole di Quarta Via fino ad oggi.
Ecco quanto E.
J. Gold ha da dire al riguardo (da un’intervista radio del 1986):
"Bisogna
capire che Gurdjieff ebbe una tremenda influenza sulla psicologia della
trasformazione, così come é conosciuta in occidente. Allo
stesso tempo, bisogna capire che egli fu mal tradotto e frainteso in
modo grossolano dagli occidentali.
"L'idea
di essere addormentati deve prima di tutto essere divisa in due categorie,
proprio come bisogna ridefinire la parola "se'", prima di poter capire
cosa é lo "studio di se'".
"Io
non sono un "gurdjieffiano". Sto semplicemente affermando
che l'influenza di Gurdjieff, che è stata molto profonda, ha
colorato il nostro pensiero in maniera tale da rendere impossibile la
discussione di queste idee, finché non le ridefiniamo, tenendoci
lontani dalle traduzioni di Gurdjieff fatte da Orage e Bennett.
Ad
un certo punto, Gurdjieff affermò una cosa come "l'uomo
é addormentato".
Dobbiamo
definire cosa s’intende di preciso con questa frase; dobbiamo ridefinire
le parole "sonno" e "veglia".
"Per
cominciare, consideriamo quella che noi chiamiamo "la macchina
biologica umana"; con questo intendo il corpo con la sua mente,
le emozioni, le operazioni motorio-riflessive, e così via.
Diciamo
'il corpo umano', includendo in esso la mente e gli stati emozionali.
Chiamiamo tutto questo "la macchina". Alla gente non piace
usare necessariamente la parola macchina per descriverla, ma posso dimostrare
che si tratta proprio di una macchina, nel senso che é un meccanismo
riflessivo.
"Differenziamo
poi "la macchina" da "noi stessi nel senso reale",
quello che noi chiamiamo il "se' essenziale". Quest’ultimo
non é una cosa qualunque, un’entità indefinita, ma una
cosa che può essere definita in modo esatto. E' quella parte
di noi stessi che non é la macchina. Ci si potrebbe riferire
a quegli insegnanti che affermano che esiste, per così dire,
un osservatore dentro di noi, un testimone che non appartiene al corpo,
né alla mente né a nient'altro della macchina.
"Non
é il se' essenziale, ma la macchina, ad esser caduta addormentata.
Se
la macchina potesse essere portata nello stato di veglia a comando,
prima di tutto, che valore avrebbe questo? Secondo, e più importante,
cosa si potrebbe fare in quello stato?
"Non
é troppo importante quali siano i vantaggi; ci sono ovviamente
dei vantaggi; ci sono vantaggi impensabili; ci sono vantaggi nello stato
di veglia che non vi aspettereste nemmeno, cose così inaspettate
che possono essere fatte con lo stato di veglia, e così sconosciute
nella vita ordinaria, e così completamente sconosciute nello
stato di sonno, che non possono neppure essere immaginate.
"Nello
stato di sonno potete leggere o ascoltare o vedere cose che riguardano
lo stato di veglia, e che sono vantaggiose, che sono meravigliose ed
inaspettate, eppure sconosciute nello stato di sonno, in quanto non
le sentite, non le vedete, non le capite. Nello stato di sonno non potete
comprendere cos'è lo stato di veglia ed a che cosa serve.
"Gurdjieff
si riferiva a questo: lo stato di veglia della macchina. Ma questo fu
tradotto male e frainteso. Egli voleva affermare che la macchina stessa
può essere portata in uno stato di veglia da un particolare tipo
di azione, che é chiamata, nella tradizione Sufi, l'atto dell'attenzione,
o il potere d'attenzione. Volgendo l'attenzione del se' essenziale sulla
macchina, quest'ultima viene condotta in modo naturale e delicato nello
stato di veglia."

"Lavoro
pratico, non altre idee a cui pensare"
Il presente libro,
più che una "teoria dell’Essere", ci propone una "pragmatica
del Lavoro", un programma di natura pratica che promette non di
cambiare, di migliorare, la nostra personalità da un giorno all’altro,
ma di modificare a poco a poco la relazione che unisce il nostro "se’
essenziale" con ciò che viene chiamato "la macchina
biologica umana".
Questo libro s'indirizza
soprattutto a coloro che sanno già cosa significa "lavorare";
coloro che sanno, per un aspetto, che la vita che conducono non li soddisfa
e non li soddisferà mai; per un altro aspetto, che gli sforzi
ordinari che hanno applicato finora non li hanno condotti da nessuna
parte. Per usare questo libro, occorre possedere una motivazione sufficiente
per volere veramente cambiare questo stato di fatto ed essere pronti
già da adesso, in tutta sincerità, a fare degli sforzi
straordinari, a rimboccarsi le maniche e tuffarsi nel lavoro, l’unica
vera opportunità di compiere qualcosa di reale nella vita.
Una tale pragmatica
dev’essere dunque sperimentata e messa alla prova, poiché senza
questo il libro non ha alcun valore per il lettore, e sarebbe meglio
fin da adesso, a questo riguardo, continuare a sognare una "possibile
evoluzione". Quindi sta al lettore di fare il primo passo e scoprire,
con cognizione di causa, se desidera impegnarsi oltre. Qui si richiede
solo che il lettore faccia con impegno la "lezione per casa"
per prepararsi alla sua prima vera "missione", che, come viene
detto chiaramente nel capitolo 16, consiste nello "stabilire una
testa di ponte nella quarta dimensione".
Il termine "pragmatismo"
rinvia anche a C. S. Pierce, e soprattutto a William James, che hanno
definito come unica vera ed originale filosofia americana quella del
"qui ed ora". Il pensiero si realizza solo nell’azione immediata
e non in un futuro ipotetico. Invece di gonfiare le cose con tanta teoria
e il sogno di un mondo migliore, Gold pone la semplice domanda: "Che
fare, qui ed ora, in questo attuale stato di cose?" Un approccio
tipicamente americano, un po’ scioccante per l’Europeo idealista, che
a suo tempo etichettò il pragmatismo come una filosofia materialista;
ma, paradossalmente è un approccio fondamentalmente occidentale
alla spiritualità; un approccio spogliato dalla tentazione orientaleggiante
e romantica che, anche oggi, seduce troppo spesso il mondo occidentale.
Questo libro non
è che un manuale, che preferibilmente dev’essere letto collettivamente,
in un gruppo di lavoro, in laboratorio, al fine di ricreare lo spazio
di lavoro nel quale fu concepito sotto la direzione di un maestro, in
un processo collettivo di ascolto del discorso originario, trascrizione,
lettura, discussione, riscrittura, rilettura, ridiscussione e così
via. Un lavoro in cui l’orale prevale sullo scritto. Spesso Gold ripete:
"Non considero che abbiate letto i miei libri, se non li avete
letti ad alta voce". I capitoli di questo libro furono letti e
riscritti più di una sessantina di volte, fin quando ognuna delle
persone presenti comprendesse esattamente di cosa si parlava, mentre
l’autore sorvegliava attentamente, a ciascuna lettura, le minime reazioni
dell’uditorio selezionato, rappresentante i differenti archetipi umani,
allo scopo di tenerne di conto nella riscrittura successiva.
Chi sente di voler
partecipare a questa "resistenza" deve comprendere che nessuno
può assumersi il Lavoro in vece nostra, e che nessuno ci libererà
dalla sofferenza che ciò implica; ma anche che non si può
affrontare questo lavoro da "apprendista", da "operaio",
da "soldato semplice", senza l’aiuto e la direzione di un
maestro.
Il ruolo di Gold,
nel linguaggio e nelle metafore che usa, è sia quello di un "maestro
di scuola" che di un "comandante militare" (Gold un tempo
fu anche istruttore militare). Non dimentichiamo che siamo qui "in
guerra contro il sonno della macchina" e che il maestro non ha
a cuore che uno scopo, la sopravvivenza del nostro se’ essenziale. L’addestramento
è duro e la disciplina rigida, poiché non si tratta di
preparare un’escursione turistica guidata, ma una pericolosa missione
sotto la guida di un veterano.
Ma chi è
dunque questo guerriero veterano?
Eugene Jeffrey
Gold, nato a New York nel 1941, figlio di Horace Gold, scrittore di
fantascienza e editore della rivista Galaxy Magazine, crebbe circondato
da alcuni dei più grandi scrittori di fantascienza del secolo,
artisti ed intellettuali, che giocarono un ruolo fondamentale per le
arti in America negli anni '40 e '50. Questo ambiente stimolante e diversificato
ha nutrito quella fertilità creativa che è sempre stata
presente nella vita di Gold.
Oltre ad essere
un artista che traduce le visioni al di là del velo con un potere
senza paragoni alla maniera riduzionista, è anche un compositore
sperimentale e un musicista che lavora con il suono e con scale e ritmi
insoliti.
Ad un certo punto,
e Gold stesso mantiene sempre un’aura di mistero intorno a questo, sviando
le domande più dirette, egli incontrò "qualcosa"
che lo incaricò di creare e dirigere una "cellula di resistenza
spirituale". A chi gli chiede cosa sia questo "qualcosa",
Gold risponde: "Cosa vi interessa realmente, impegnarvi nel Lavoro,
o sentire delle storie che potrete raccontare negli ambienti mondani
ed ai cocktail party?"
Tra le vaste e
diversificate competenze e discipline nel campo del sapere, E.J. Gold
si è dimostrato una figura prominente nel Movimento per il Potenziale
Umano per oltre 25 anni. Ha guadagnato rispetto nel campo della psicologia
della trasformazione come abile proponente di antichi metodi. In queste
cose è un leader che apre costantemente nuove vie da esplorare,
che crea continuamente nuove applicazioni e forme per gli antichi metodi,
a seconda del "tempo e luogo opportuno", nella migliore tradizione
sufi.
Negli ultimi anni
ha concentrato il suo lavoro sul World Wide Web, creando numerosi strumenti
per la comunicazione a distanza e sfruttando in modo unico ed originale
software già esistenti, allo scopo di mettere in grado chi non
si può permettere, per varie ragioni, di vivere in una "scuola"
o di frequentarla, di mantenere stretti contatti con essa, partecipando
a distanza a "workshops in linea" che vengono regolarmente
offerti via Internet.
Ha scritto dozzine
di libri su molti argomenti tra cui: l'attenzione e la presenza, lo
stato di veglia, la morte e il morire, il lavoro pratico su se stessi,
lo sciamanismo, il viaggiare nel Bardo, lo shape-shifting (la capacità
propria degli sciamani di cambiar forma), la lettura di manufatti o
psicometria, le leggi cosmiche, i corpi superiori, l'arte oggettiva,
il sufismo, la shakti, il parto naturale, la chiaroveggenza e molti
altri temi.
E.J. Gold non si
prende troppo sul serio; manifesta un senso dell'umorismo in tutti i
suoi scritti, a prescindere dall'argomento.
Ha collaborato
con personaggi contemporanei come Claudio Naranjo,
John Lilly, Robert S. de Ropp, Reshad
Feld, Fritz Perls, Reb Zalman Schachter Shalomi, Timothy Leary, Robert
Anton Wilson, Elizabeth Kubler-Ross, Tarthang Tulku Rinpoche, Lee Lozowick,
Chogyam Trungpa Rinpoche, Heather Valencia e molti altri. Ha influenzato
anche la musica pop, collaborando con personaggi come Jerry Garcia e
Harry Nillson.
La perizia di Gold
si spinge ben addentro a questioni di cui, ad occhi profani, solo i
Buddisti Tibetani sembrano occuparsi con una certa competenza: da esperto
viaggiatore del sogno e del Bardo, ha creato una pietra miliare pubblicando
nei primi anni '70 "The American Book of the
Dead", il primo autentico Libro dei Morti in lingua inglese, destinato
a diventare un manuale classico per guidare il morto, attraverso il
Bardo, a conseguire una rinascita vantaggiosa e consapevole.
Un’ultima nota
per quanto riguarda il "linguaggio di lavoro", tutti quei
termini esoterici usati comunemente dagli "addetti al lavoro"
e che troverete, limitati allo stretto indispensabile, per fortuna,
anche in questo libro. Si tratta pur sempre di rappresentazioni approssimative
del loro reale significato. Questi termini possono essere pienamente
compresi solo quando riusciamo con successo, nel nostro lavoro personale,
a "risvegliare la macchina". Quando
questo avviene, ed i centri mentale, emotivo e fisico si connettono
ed imparano essi stessi a parlare questo linguaggio interno del Lavoro,
non avremo più bisogno di note a pie’ di pagina, che rafforzano
solo l’illusione che comprendiamo qualcosa solo perché la mente
riconosce una successione di parole "note".
Adesso sapete tutto
quello che c’è da sapere.
Il resto lo apprenderete
durante il cammino.
Siete pronti?
Fabio
Pellegrini
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